Mani in alto!

Alla fine ce l’hanno fatta.

Dove non erano riusciti Craxi e Forlani ai tempi di Tangentopoli; D’Alema, Marini e Bertinotti in occasione della caduta del governo Prodi; Berlusconi, Fini, Tremonti, Casini e Bossi all’inizio del millennio; Scilipoti, Razzi, Di Pietro e Ingroia negli ultimi anni, ecco ci sono riusciti loro: il Movimento Cinque Stelle.

Sono riusciti nell’impresa di farmi passare la voglia di scrivere di politica, di divorare i giornali, di partecipare ai talk show via Twitter.

Ce l’hanno fatta grazie alla loro impresa di trasformare un messaggio del Capo dello Stato alle Camere (ai sensi della Costituzione che dicono di voler difendere) nell’ennesima polemica sul referendum “Silvio Berlusconi“, come se in questo mondo non esistesse altra ragione di vita che essere pro o contro il fondatore del PDL, ai danni di coloro che dovrebbero essere detenuti nelle nostre carceri e invece stanno diventando ogni giorno che passa nostri prigionieri.

Ci sono riusciti con il post di oggi (da parte del duo Grillo-Casaleggio) che commentava quello che in commissione Giustizia al Senato avevano fatto due senatori pentastellati e cioè la presentazione di un emendamento per cancellare il reato di clandestinità nel nostro ordinamento, fatto peraltro concreto per andare incontro alla sollecitazione del Colle di liberare spazio nelle carceri.

Hanno fatto centro oggi con l’ennesima stucchevole polemica sul finanziamento pubblico ai partiti chiamando ladri i loro colleghi degli altri gruppi, specialmente quelli del Partito Democratico e di Sinistra, Ecologia e Libertà che si ostinano ancora a pensare che una certa forma di finanziamento pubblico sia necessaria affinché la politica non sia esclusiva soltanto di tycoon televisivi, miliardari e milionari in pantofole.

Basta, mi arrendo anche io! D’altronde avendo votato Partito Democratico alle ultime elezioni politiche e alle amministrative capitoline, sono anche io un ladro.

Mi arrendo perché ne ho abbastanza persino di scambiare opinioni e punzecchiature su Twitter con questi personaggi, come abbiamo fatto negli ultimi weekend.

Questa è la politica per il Movimento di Grillo e per il suo ormai ufficiale house organ Il Fatto Quotidiano.

L’ha descritta perfettamente Marco Bracconi qualche giorno fa sul suo blog: mettere la merda nel ventilatore, postare e ripostare qualunque cosa. Mi ha colpito moltissimo una cosa martedì pomeriggio: che i parlamentari pentastellati nemmeno hanno atteso che i Presidenti delle due camere terminassero di leggere il messaggio di Napolitano che già loro commentavano, in una sorta di live twitting dall’aula, basandosi soltanto sulle parole che più li colpivano. Non avevano certo avuto tempo di leggere per bene la decina di cartelle del messaggio del Colle: eppure in rete si sono scatenati. È di tutta evidenza che si tratta di una strategia comunicativa volta a distruggere il Paese, a fomentare un clima d’odio e di guerra permanente, a uso e consumo degli interessi di Grillo e Casaleggio, interessi politici (vedere sondaggi) e interessi economici (visite al blog e conseguente raccolta pubblicitaria).

Ha sbagliato Bersani a correggersi sull’espressione “fascisti del web“: lo sono eccome questi qui, se non tutti, almeno la stragrande maggioranza di eletti e attivisti del Movimento Cinque Stelle, che pur di ingraziarsi una pacca virtuale dal loro padrone o persino un piccolo banner sul Sacro Blog, sono disposti a vendere l’anima al diavolo.

Adesso comprendo bene perché Alessandro Di Battista, il belloccio deputato logorroico, durante una seduta d’aula urlava che il PD fosse peggio del PDL. Perché in realtà, dal loro punto di vista, dal “sistema di riferimento” pentastellato, il PD appare proprio come il più distante, in quanto fra Berlusconi e Grillo, fra il movimento padronale del Cavaliere e quello pseudo-digitale del Comico, di fatto le differenze sono trascurabili.

Si erano presentati come forza di cambiamento, come interlocutore con il quale confrontarsi sui singoli problemi. Invece fanno soltanto propaganda, ignorando la Costituzione, le Leggi, le prassi parlamentari. Non sono affatto nuovi: sono demagoghi, populisti e arroganti, come tanti in passato e come tanti ce ne saranno in futuro. Perché lavorare per il cambiamento è qualcosa di impegnativo e richiede soprattutto il confronto con gli altri.

Persino il Papa parla di Verità come Relazionale, cioè relazione degli uni con gli altri.

Loro invece no.

Hanno la loro Verità e ritengono sia Assoluta.

Annunci

1 Comment

  1. No, Vincenzo, non possiamo lasciare una cosa seria come la politica nelle mani di questi cialtroni. Io è da tantissimo che lo dico e lo scrivo in ogni parte. Grillo (e Casaleggio), sono B. versione 2.0. Il rischio è che la versione 2.0 faccia più danni di quella reale. Per far ciò è necessario togliere ai fanculotti ogni alibi. E’ necessaria la massima trasparenza, un serio e profondo rinnovamento, senza cedere alla demagogia, ma anche senza atteggiamenti opportunisti verso posizioni di potere. Ne va del nostro paese.

I commenti sono chiusi.