Tutti per Matteo, ma anche no

Con l’ingresso di Michele Santoro nell’alveo dei supporter del sindaco di Firenze si è completato ormai il quadro di un’incredibile plebiscito popolare a favore di Matteo Renzi. Quasi tutto l’establishment del partito, quasi tutta la televisione di stampo progressista, la maggior parte della carta stampata di sinistra, si sono tutte innamorate della verve giovanile del prossimo segretario del PD e futuro candidato premier.
Certo quella del conduttore di servizio pubblico è un innamoramento razionale, “così almeno si volta pagina“, e forse dettato dalla sapienza di chi la televisione la fa e sa quanto possa pesare avere Renzi come controparte da controllare.
Tuttavia, nonostante praticamente non sia mai d’accordo con Norma Rangeri, direttrice del Manifesto, ieri sulle pagine del quotidiano comunista la giornalista ha scritto un articolo difficilmente contestabile da sinistra. Che puoi riassumersi – volendo – col titolo di questo post. Ho già scritto altre volte che probabilmente Renzi è veramente l’uomo migliore per vincere le elezioni ma sicuramente non è portatore di istanze di sinistra o meglio di quella sinistra che è dalla parte dei più deboli, delle fasce più deboli. Giusti i suoi riferimenti agli asili nido e alle isole pedonali, ma il Governo di un paese non è la stessa cosa dell’Amministrazione di una città, grande e nobile quanto si voglia.
Certo forse Bersani non ha trasmesso bene quale fosse la sua idea di partito, forse a sinistra si fatica a trovare un leader che non provenga dal centro, forse l’elettorato è talmente tanto rimbambito da venti anni di populismo berlusconiano che ancora crede al pericolo comunista e all’ateismo di stato, tanto per citare i due maggiori incubi dei cattolici in politica negli anni ruggenti della nostra storia patria.
Tuttavia è un bene che Gianni Cuperlo e Matteo Civati stiano raccogliendo consensi a sinistra di Renzi perché di un po’ di socialdemocrazia, un po’ di liberal americano, il PD ne avrebbe bisogno, e tanto!
Anche perché considerando quanti consensi ha preso il cosiddetto centro moderato di Monti, beh ma val proprio la bene di inseguire questi benedetti voti moderati? Le elezioni di febbraio ci hanno detto che la maggioranza degli italiani è estremista: perché solo con questo termine possiamo definire il duo Berlusconi-Grillo, fautori, ideatori e benefattori del Governo delle Larghe Intese.
Quindi ben vengano i due democratici di sinistra a fare un po’ da contrappeso in questa bilancia che è ormai tutta a favore di Renzi. Altrimenti – in un discorso identitario – chi di noi volesse avvicinarsi alla politica attiva non troverebbe certo sponde all’interno del PD e sarebbe costretto a starne fuori, da questo progetto. Invece Cuperlo e Civati potrebbero rappresentare – insieme a Barca – la sinistra del partito, se i blocchi permarranno. Certo fa un po’ specie vedere un partito che aveva nella sua componente socialdemocratica, vicina alla SPD, la sua forza e la sua maggioranza, trovarsi adesso schierato in una sorta di nuova DC.

p.s. Michele Santoro, alla festa del Fatto, ha parlato del fatto che i venti anni di Berlusconi non si possono chiamare “regime” perché questo ultimo è un’altra cosa. Ci farebbe piacere sapere quando il giornalista salernitano ha cambiato opinione in merito, ma temo la risposta di conoscerla. A Cernobbio, nella giornata conclusiva del Forum Ambrosetti, nel tempio del complotto demo-pluto-giudo-massonico, è intervenuto Casaleggio, a porte chiuse e senza giornalisti. Pare abbia parlato di nuovi media e di come questi soppianteranno la TV e la sua influenza. Certo se il modo di cominciare questa rivoluzione è tappando le orecchie ai giornalisti, tanto nuovo non mi sembra. Ma tant’è! Naturalmente sarà interessante ascoltare i prossimi interventi in aula del Movimento Cinque Stelle quando si parlerà di potere finanziario: magari una telefonata al capellone fondatore la facciano prima, ok?

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