#PrayforPeace – il mio digiuno

Poiché da oggi sono a dieta abbastanza stretta dopo i bagordi estivi, terminati ieri nell’ultima cena familiare in campagna, non avrebbe senso un digiuno domani sera insieme al Papa.

Allora poiché il digiuno in realtà non bisognerebbe intenderlo in maniera letterale bensì più filosofica e intimistica, come una privazione di qualcosa veramente gradito (qual è il cibo per me, lo ammetto!), da stasera fino a domenica ho deciso di privarmi di una parte ormai molto consistente della nostra vita quotidiana: i social network.

Negli ultimi tempi questi sono diventati uno sfogatoio di tutta la rabbia repressa dalla crisi economica, dalle ingiustizie e dalla sempre più crescente divaricazione sociale fra ricchi e poveri, fra tutelati e precari, persino fra lavoratori pubblici e lavoratori privati.

Grazie al sapiente utilizzo degli hashtag si sono creati appelli pieni di sdegno, si è additato al pubblico ludibrio chi aveva di più, si sono accusati senza appello le più disparate personalità del nostro Paese.

Così per un intero weekend ho deciso di digiunare: perché se sposo il motto nato in rete Si vis pacem para pacem, anziché la guerra come recita la massima latina, è indubbiamente vero che attraverso questi strumenti di condivisione immediata, specialmente attraverso i cinguettii, ci troviamo in una situazione di guerra interiore permanente, sempre incarogniti con gli altri, rabbiosi, con un’ira nei confronti del mondo a volte giustificabile, altre volte – la maggior parte – eccessiva.

Anziché offrire quindi la mia modesta cena di domani sera, aderisco all’invito del Pontefice offrendo la mia astensione dalla rete. E dato che ormai è una parte consistente delle nostre vite (mia moglie dice che sto sempre su Twitter!) mi auguro sia gradita ugualmente a Chi di dovere!

La prossima settimana si annuncia di quelle per le quali l’aggettivo epocale, tanto abusato in passato, è quasi un eufemismo. Speriamo di raccontare cose positive e non negative.

D’altronde il Dio pregato da Papa Francesco, che ha suggerito il digiuno, è il Dio dei Vivi, non quello dei Morti. È il Dio della Resurrezione e del trionfo della Vita sulla Morte.

Ci auguriamo che i prossimi giorni, così pieni di avvenimenti (interni ed esterni) e di ricorrenze (il settantesimo anniversario dell’8 settembre e i due 11 settembre), possano vedere proprio la scelta della Vita anziché quella della Morte: forse allora la preghiera collettiva per la pace, sia che sia rivolta al Dio dei Cristiani, degli Ebrei, dei Musulmani, dei Buddisti, degli Scintoisti, degli Induisti o che sia rivolta agli Uomini di Buona Volontà da parte di chi non crede, possa sortire l’effetto di un primo passo verso la pace, interiore ed esteriore, e verso la giustizia, affinché tutti siano uguali, rispondendo ciascuno – per quanto di competenza – alla proprie responsabilità.

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