Ritorno all’ovile

È durato l’arco di una notte il dramma che hanno vissuto nella redazione del Fatto per l’edizione di ieri. Poi naturalmente ognuno è tornato al proprio posto, specialmente dopo la strigliata di Beppe Grillo ai suoi, in un post dove chiedeva le elezioni anticipate, con buona pace del primo mandato da parlamentare dei suoi eletti. D’altronde che il Porcellum faccia comodo al comico genovese mi sembra abbastanza scontato: può controllare le proprie parlamentarie, può decidere le regole della candidabilità, può controllare meglio gli eletti minimizzando i rischi di dissidenti e tradimenti.

Chissà se Beppe ha chiamato ieri Travaglio per annunciargli l’imminente messaggio sulla libera televisione la Cosa, e anche per confortarlo – chissà – per l’editoriale di ieri che non prevedeva né attacchi al Colle né al PD.

In astinenza, il buon Marco oggi ritorna alla carica, soprattutto per motivare le truppe cammellate pentastellate in ottica elezioni anticipate. Così tra un frecciatina a coloro che sono stupiti delle reali intenzioni del Cav. e una battuta sugli altri quotidiani, sempre house organ di qualcuno come se invece il Fatto sia obiettivo, il giornalista piemontese ritorna all’attacco di Quirinale e Partito Democratico.

Deve essere proprio un’ossessione per Marco. Ha ragione Renzi: avrà subito qualcosa da piccolo perché non si spiega altrimenti. Ora al di là della valutazione politica – per la quale Travaglio sostiene che Napolitano abbia sempre salvato il Cavaliere (posizione legittima ma che non condivido minimamente, anzi. Purtroppo è stato Ciampi a promulgare molte delle leggi ad personam di Berlusconi ma siccome al Fatto cavalcano l’amnesia storica degli italiani ricordano soltanto il lodo Alfano, peraltro non bocciato integralmente dalla Consulta – come continuano a propagandare al Fatto. Semmai l’attuale inquilino del Quirinale è l’unico che è riuscito a farlo dimettere dopo il 1994) – continua la fantasiosa ricostruzione del buon Marco delle vicende di aprile.

Sempre per la nota memoria da pesce rosso degli abitanti della Penisola, ed in particolare dei lettori del suo giornale, continua l’editorialista di Servizio Pubblico a disegnare un mondo parallelo, nel quale tutto ruota attorno alle sue cinque stelle. Per attaccare il PD – che francamente è impeccabile in questa storia della decadenza di B. – ricorda ai suoi devoti che ad aprile tale partito “fulminò Prodi e scartò Rodotà, cioè gli unici presidenti che avrebbero agevolato un governo coi 5 Stelle e non con B.“: verissime – per carità le responsabilità del PD, ma messa così sembra che i Cinque Stelle non vedessero proprio l’ora di collaborare per pensionare B. e invece le cose andarono in altro modo. Non accettarono subordinate al professor Rodotà e quindi anche il nome di Romano Prodi venne distrutto. Nessuno può dire se i 101 franchi tiratori del PD che hanno affossato il professore emiliano – di fronte ad una concreta elezione grazie ai famosi 163 pentastellati – si sarebbero comportati allo stesso modo. Per non parlare della frase “avrebbero agevolato un governo coi 5 Stelle“: ora Travaglio ha un archivio immenso, una memoria da elefante peggio della mia e questa cosa qui non gli fa onore. I Cinque Stelle si sono sempre presentati con arroganza al Capo dello Stato, schifando ogni possibile accordo con il PD (d’altronde ieri Alessandro Di Battista, il belloccio della pattuglia pentastellata a Montecitorio, racconta come andarono le cose con la Moretti e chiude dicendo che il PD è peggio del PDL) e con la loro intransigente stupidità (tacciata per coerenza) hanno spinto per forza di cose al governo col PDL (perché un governo ci deve essere per forza!). Se avessero avuto un minimo di rispetto per Bersani e per gli elettori del centrosinistra, tanto quanto ne richiedevano continuamente per se stessi, la storia forse sarebbe stata diversa.

In ogni caso non è compito del Capo dello Stato agevolare la formazione di un Governo e questo Travaglio lo sa bene, anzi non rientra proprio nei suoi poteri. O forse un Governo del Presidente “Rodotà” è meglio di un Governo del Presidente “Napolitano”, a Costituzione vigente?

Nonostante l’adorazione per il giurista calabrese, continuamente professata da Santoro, Vauro, Travaglio, FIOM e via dicendo, Stefano Rodotà continua a scrivere i suoi pezzi su un altro quotidiano … Capisco perché! Rodotà pensa che la Costituzione sia sovraordinata a tutto e soprattutto a tutti, anche a se stesso. Pentastellati, Fatto e compagnia danzante pensano invece dipende …. Così per Grillo adesso il Porcellum va bene (15 giorni fa era incostituzionale), per il Fatto la realpolitik va bene se è fatta con i Cinque Stelle, altrimenti no.

Ma l’apoteosi dell’articolo di Travaglio è questa:

Naturalmente molti di questi stupori sono finti. B. & C. sapevano benissimo che uno dei processi poteva finire male per lui. Infatti sono entrati al governo per ricattarlo in cambio dell’impunità al capo. Anche Napolitano, che è tutto fuorché fesso, era ben conscio che poteva finire così: ma ha accettato cinicamente la situazione per restare sul Colle, magari nella segreta speranza che i giudici si lasciassero intimidire dai suoi moniti

Qui siamo alle pippe mentali (sorry) di proporzioni cosmiche. Chiunque sano di mente ricorda benissimo che il trasloco dal Palazzo del Quirinale a Palazzo Giustiniani era di fatto ultimato, tanto che con Schifani prima e con Grasso poi si stavano prendendo gli ultimi accordi per gli uffici e persino per la riduzione della dotazione dell’organico che gli sarebbe spettato come senatore a vita.

Ma che il Presidente della Repubblica abbia accettato la rielezione per salvare Berlusconi è una posizione che in bocca a Grillo non fa una grinza: ne spara così tante di cazzate che una in più una in meno nemmeno ci facciamo più caso! Ma in bocca a Marco Travaglio, a quello che si autodefinisce (non potendo essere smentito) l’erede di Indro Montanelli, è un insulto all’intelligenza di ogni persona voglia ancora sperare in un mondo corretto. Capisco la campagna elettorale, comprendo l’amore folle per Grillo (come diceva Benigni di Fede, davanti all’amor tutto si perdona!), capisco persino che vedere ancora in sella B. dia seri problemi alle coronarie e al fegato: ma che tutto questo si debba tradurre in pezzi che nemmeno Alessandro Sallusti o Renato Farina avrebbero mai avuto il coraggio di scrivere francamente ce ne vuole.

Meglio che si occupi di nuovo di cronaca giudiziaria e di processi perché come cronista politico e retroscenologo non è proprio adatto.

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