Un nuovo mondo

Qualche giorno fa, nello stabilimento balneare della Playa di Catania dove solitamente portiamo la bambina in estate, pregai le receptionist di darmi del tu, sia per evitare di farmi sentire troppo in là con gli anni, sia perché dopo quindici anni e più trascorsi a Roma mi sono abituato a questa usanza del centro Italia di evitare il lei spesso e volentieri e quindi faccio fatica a ritornare indietro.

Ora a parte il fatto che queste ragazze mi hanno dato sei anni in meno (35-36 contro i 41) e quindi sono loro grato, chiesi a Jessica, una di queste, diplomata dell’Istituto Alberghiero che non riesce a trovare altro lavoro che non sia nello stabilimento del nonno (e questo la dice tutta di come persino nel turismo non riusciamo a far spiccare il volo ai nostri giovani), di che anno fosse, dato che mi sembrava veramente piccolina!

Mi rispose che era nata nel 1992.

Forse noi che di anni ne abbiamo il doppio non ci rendiamo conto di cosa significhi: questa ragazza e i suoi coetanei sono nati nell’anno della dissoluzione della cosiddetta Prima Repubblica. Per loro il mondo è quello che vedono attraverso queste televisioni. Loro hanno conosciuto soltanto Silvio Berlusconi e l’interminabile e stucchevole balletto attorno al suo intoccabile nome.

Per questi giovani è assolutamente normale che tutto un Paese danzi attorno alle vicende personali di un individuo ed è perfettamente normale che Silvio Berlusconi sia visto da una parte consistente del Paese come un perseguitato e da un’altra parte come la causa principale di ogni male della nostra società.

Purtroppo non è così: il Cavaliere (ormai fra un po’ gli dovranno togliere d’ufficio anche questa onorificenza) è il prodotto di una serie infinita di errori che la stessa società italiana ha compiuto. La vicenda di questi ultimi mesi, con questo incredibile balletto sulla decadenza da parlamentare, è lo specchio di una società incapace di concepire altro.

Se escludiamo qualche esponente del PD e di Scelta Civica, appare un Paese sull’orlo di una crisi di nervi (anzi forse già in pieno esaurimento nervoso) con la parte che fa capo a Berlusconi che non riesce proprio a liberarsi del proprio padrone e darsi una statura politica autonoma (ammesso che ce l’abbiano) e il resto del mondo che sembra sempre succube dell’attesa della prima mossa del Cavaliere, senza mai proporre qualcosa, una soluzione, giusta o sbagliata che sia, autonoma.

L’abbiamo detto mille volte: non esiste nessun paese al mondo con un’anomalia come quella italiana.

Il problema lo ha centrato perfettamente il Capo dello Stato. Fa piacere che negli ultimi giorni il giornale di Padellaro e Travaglio, Il Fatto Quotidiano, abbia un tantino corretto il tiro sulla dichiarazione di Napolitano. Forse – ma ho sempre seri dubbi – qualche spiraglio attraverso le fettine di salame davanti ai loro occhi si è aperto e hanno letto bene il comunicato del Quirinale e stanno cominciando a capirlo.

La soluzione al problema Berlusconi non può essere giudiziaria e su questo blog e in mille altre parti del web, della carta stampata e delle televisioni è stato urlato a mille voci.

L’anomalia della presenza del tycoon brianzolo nella politica nostrana la può risolvere soltanto la stessa Politica: così come l’aveva creata ai tempi del Decreto Fininvest di Bettino Craxi e la successiva discesa in campo del 1994 per colmare il vuoto dalla decimazione dei partiti dovuti a Tangentopoli, è la stessa politica a dover risolvere il problema.

E in un contesto normale e civile non è la parte avversa né la Magistratura che hanno gli strumenti idonei per risolvere la questione: è – o meglio dovrebbe essere – il suo stesso schieramento a porre fine all’agonia di un’intera parte politica importante come la destra.

Scrive Giorgio Napolitano:

E mentre toccherà a Silvio Berlusconi e al suo partito decidere circa l’ulteriore svolgimento – nei modi che risulteranno legittimamente possibili – della funzione di guida finora a lui attribuita, preminente per tutti dovrà essere la considerazione della prospettiva di cui l’Italia ha bisogno.

Nel consueto delirio grillino è evidente che tale capoverso sia saltato alla lettura (dobbiamo dare atto che il senatore pentastellato Giarrusso, da buon avvocato, aveva invece visto bene e ha elogiato la nota del Colle, unico nel Movimento Cinque Stelle e ben prima che il Comico Padrone lanciasse i suoi strali prontamente ripresi dal Grillo Quotidiano): è inutile continuare a chiedere agli altri di farsi una nuova guida se essi non vogliono!

È questa sedicente destra che deve dotarsi di una nuova leadership e affrancarsi dalle chele di questo granchio che ormai la sta distruggendo come Sansone con tutti i Filistei.

Ed è invece compito della sinistra (o di quello che rimane) e del Movimento Grillino smetterla di aspettare le mosse di Berlusconi e provare a giocare all’attacco.

Può un partito come il PD continuare a governare insieme ad un’altra forza politica che non ha le palle di cacciare fuori un condannato per evasione?

Può il giusto e sacrosanto senso di responsabilità essere soltanto a carico di una delle due grandi forze di governo e non di entrambe?

E può un movimento che si professa alternativo, puro e vergine, continuare con queste stupidaggini come quella espressa da Crimi ieri su Repubblica (“il capo dello stato dia a noi l’incarico“. Ma noi chi?) persino ventilando l’ipotesi Prodi o Rodotà come Presidente del Consiglio perché due nomi graditi dalla loro base, nomi degnissimi per carità, ma che certo non possono spacciarsi come base, dato che alle famose Quirinarie Rodotà ottenne poco più di 4 mila click e nemmeno 2 mila andarono a Prodi, contro gli otto milioni di voti veri che il Movimento Cinque Stelle ha ottenuto a febbraio?

Ecco il PD dovrebbe pretendere senso di responsabilità da tutte le forze politiche e non sobbarcarsi da solo il peso della governabilità perché – da che mondo e mondo – se piove è colpa di chi sta al Governo!

E lo dovrebbe pretendere anche da questi surgelati grillini, che aspettano sempre che il loro capo e padrone scriva qualcosa sul Sacro Blog per poter esprimere un pensiero (spesso nemmeno tanto compiuto) e ci dicano ad esempio che tipo di legge elettorale vogliano per eliminare il Porcellum.

Non si capisce infatti se sono favorevoli alla legge ponte proposta da Bobo Giacchetti (ritorno alla Legge Mattarella) o vogliano un proporzionale puro (con il rischio di trovarci con altri cinquanta governi in cinquanta anni come nell’immediato dopoguerra, ma si sa loro non conoscono la Storia).

Sarebbe opportuno che alla prossima volta che il Comico Portavoce Leader Proprietario del Marchio Beppe Grillo usi l’espressione pdmenoelle qualcuno all’interno del Partito Democratico usi una parolina forte nei suoi confronti! Non lo si vuol mandare a quel paese perché volgare e becero? Almeno gli si dica che ha abbondantemente rotto le palle!

Rivendichi il PD di non essere guidato da un condannato, smascheri questo bluff di Grillo, risponda agli insulti quotidiani che arrivano da questo fascista barbuto, vecchio e annoiato milionario, che non sta facendo altro che giocare come da ragazzini si faceva con il Risiko.

Un nuovo mondo, per quelle ragazze come Jessica, è possibile e basta alzare lo sguardo e osservare fuori dalle Alpi per rendersi conto che i loro coetanei europei forse studiano sui libri di Storia chi sia stato John Major, Helmut Kohl e François Mitterand. Ma non li hanno certo al governo (e a parte il francese, deceduto, Major ha 70 anni – un ragazzino per i nostri standard – e Kohl ne ha 83 – e anche lui andrebbe benissimo). Ma per fare questo è compito della società e non soltanto della classe dirigente volerlo questo benedetto nuovo mondo, non affidarsi alla provvidenza.

Cambiare è faticoso, trovare altre strade non è semplice e nulla è gratis.

Ma passare da un padrone ad un altro non mi sembra questa grande geniale idea.

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