Se ci fosse stato Matteo …

Quando Romano Prodi decise di sfidare Berlusconi, alle elezioni del 1996, il Cavaliere lo attaccava con un argomento che avrebbe ripetuto – tale e quale – sia nel 2001 quando sconfisse Rutelli sia nel 2006 quando riperse contro Prodi di un incollatura e per la classifica avulsa del Senato. Non potendo utilizzare direttamente l’epiteto di essere comunista Silvio Berlusconi cominciò a bombardare il professore emiliano con l’accusa di essere la foglia di fico dei comunisti, il portavoce, la maschera di Massimo D’Alema e dei comunisti! Stessa cosa quando nel 2001 batté Francesco Rutelli, anche se 12 anni fa era avvantaggiato dalla pessima prova di coesione governativa del centrosinistra, che fu in grado di sprecare un quinquennio di crescita economica e si ritrovò così dilaniato da perdere miseramente le elezioni politiche.

Nell’anno di grazia 2013 lo sport nazionale è diventato il gioco del “Se ci fosse …“. Ne scrive stamattina sulla sua pagina Facebook Enrico Mentana che continua a sostenere che se ci fosse stato Matteo Renzi a febbraio a quest’ora egli stava a Palazzo Chigi e Berlusconi forse all’opposizione o addirittura nemmeno si sarebbe candidato.

Probabilmente il direttore del TG la7 ha ragione ma il punto non è certamente questo. Innanzi tutto perché continua questa realtà parallela di una campagna per le primarie permanente. Va bene, forse con regole diverse Renzi avrebbe preso più voti, ma siamo così sicuri che ci sarebbe stata più partecipazione degli oltre tre milioni di collusi (Grillo dixit) che si sono messi in fila a novembre per votare? Addirittura così alta da consentirgli di battere Pierluigi Bersani? Ora per carità la campagna elettorale per le politiche l’ex segretario del PD l’ha sbagliata giocando troppo di rimessa però questa storia che se ci fosse stato Matteo Renzi sarebbe andata diversamente a me sembra molto ridicola.

Adesso addirittura il sindaco di Firenze pretende che il suo partito torni indietro alle regole che lui stesso ha chiesto di derogare per potersi presentare. Non è che forse la sua candidatura fu un po’  intempestiva? Non era forse meglio aspettare i cinque anni di un possibile governo Bersani?

Per quanto riguarda poi Silvio Berlusconi siamo al surreale: ma veramente Mentana e gli altri pensano che il Cavaliere, che per sopravvivere ha un disperato bisogno di stare in campagna elettorale permanente e di trovarsi sempre un nemico, si sarebbe fermato alla differenza anagrafica con Renzi?

Se ci fosse stato Matteo forse Berlusconi non avrebbe avuto occasione e mezzi per costruire – con la stessa forza del 1996, 2001 e 2006 un affresco del sindaco fiorentino come la foglia di fico dei comunisti? O vogliamo credere alla volgata corrente che vuole Berlusconi felice se il suo avversario fosse stato Renzi perché rappresentante di una partito democratico diverso dai comunisti? Ma poi: siamo così sicuri che al Senato ci sarebbe stata una maggioranza?

Io ho l’impressione invece che il populismo uscito trionfatore dalle ultime elezioni politiche, con i due vincitori morali delle elezioni, Berlusconi e Grillo, non sarebbe stato certo battuto da Renzi. Anzi forse il rischio era proprio di bruciare la carta novità e di ritrovarsi magari con un governo Renzi sostenuto da Berlusconi e forse a parlare con Brunetta e Schifani – citando il sindaco – forse c’era proprio lui e non Enrico Letta.

Ora forse il problema non è quello di analizzare cosa sarebbe accaduto se ci fosse stato Matteo Renzi a guidare il centrosinistra. Sarebbe meglio comprendere come potrebbe essere il centrosinistra, che tipo di programma complessivo, bilanciato ed equo può proporre alla società italiana per meglio supportare la futura candidatura al Governo per il sindaco di Firenze che con tutta probabilità rappresenta la migliore chance per il PD per vincere le elezioni future.

Anziché al gioco del “se ci fosse …” sarebbe meglio che il PD giocasse al “come sarà“.

Altrimenti non ci sarà Renzi che tenga e la sconfitta sarà permanente, proprio come queste primarie che non finiscono più.

 

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