Il peggio deve ancora venire

Pensavamo di aver visto tutto, durante la scorsa legislatura, quando nel 2010 scoppiò la guerra fra Gianfranco Fini, Presidente della Camera dei Deputati, e Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri, in diretta televisiva durante la Direzione Nazionale del Popolo della Libertà.

Pensavamo di aver osservato ogni possibile schifezza con il cambio di casacca di Scilipoti, Razzi e Calearo che contribuirono – tempestivamente – a salvare per un altro anno il quarto Governo del Cavaliere, visibilmente paralizzato per i conflitti interni, inventandosi un gruppo parlamentare di Responsabili, grazie ai prestiti da altri gruppi, sull’esempio del calcio mercato.

Pensavamo di aver provato ogni possibile disgusto di fronte a parlamentari della Repubblica Italiana che avevano votato una mozione storica, mettendo nero su bianco che il nostro Premier fosse un emerito imbecille, pensando che una ragazzina di 17 anni, bella gnocca, fosse realmente la nipotina di Hosni Mubarak e telefonando alla Questura di Milano soltanto per evitare un incidente internazionale fra il nostro Paese e l’Egitto.

Ma questo fino a ieri.

Non ci sono parole per esprimere tutto lo schifo che si prova di fronte a 160 rappresentanti del popolo italiano, senza vincolo di mandato a Costituzione vigente, quindi anche miei e vostri rappresentanti, che si riuniscono per un’intera giornata a discutere e a processare una loro collega, rea di aver osato pronunciare parole – a loro giudizio – offensive nei confronti del Presidente di un’associazione privata, il Movimento Cinque Stelle, divenuto forza politica ma di proprietà dello stesso Presidente.

Non ci sono più commenti da poter esprimere quando si ascoltano espressioni quali “sarebbe opportuno che Adele Gambaro chieda scusa“, come se fosse necessario il perdono del Padrone per poter continuare a esercitare il diritto di opinione, a maggior ragione quando si tratta di parlamentari che forse dovrebbero avere maggiore libertà di pensiero di chiunque.

Non ci possono essere più giustificazioni di fronte alle farneticazioni di taluni deputati e senatori che mettono sotto processo una loro collega perché lei “non può parlare a titolo personale“, in quanto portavoce della rete.

Se Barack Obama a Chicago, sette mesi fa, disse ai suoi fellow americans the best has yet to come, noi invece possiamo tranquillamente dire che per noi italiani il peggio deve ancora venire.

Perché di fronte a questa ignoranza e a questa incredibile arroganza e saccenteria, che ogni giorno osserviamo ascoltando e guardando – inermi – le dichiarazioni di Di Battista, Fico, Crimi, Morra, Lombardi e Nuti, i cosiddetti fedelissimi del conducator, si resta ormai senza parole e con la ferma e forte preoccupazione che la salute della politica italiana è ancora peggio di quello che potessimo pensare.

Perché come ho già detto altre volte, in una democrazia la presenza di un’opposizione è qualcosa di fondamentale affinché l’operato della maggioranza venga efficacemente controllato.

Da noi, di fronte alla maggioranza enorme che gode l’esecutivo Letta, abbiamo la tragedia di avere a che fare con un’opposizione che pensa soltanto ai propri scontrini, ai propri regolamenti di conti e alle proprie beghe interne, in barba a tutti i buoni propositi che vorrebbero gli interessi particolari venire in secondo piano di fronte agli interessi generali della Nazione.

E se aggiungiamo che il loro quotidiano di riferimento, il Fatto, è impegnato giorno per giorno in una polemica continua contro gli altri giornali (oggi è il turno di Eugenio Scalfari ad essere attaccato da Marco Travaglio, dopo Battista e il Corriere, Cerasa e il Foglio, Prospero e l’Unità), siamo al paradosso che non soltanto abbiamo una maggioranza paralizzata dalle loro differenti ricette economiche (e questo è normale in un governo di larghe intese), ma abbiamo persino un’opposizione e una stampa di opposizione manifestamente inadeguate e incapaci di assicurare alla pubblica opinione quel necessario strumento di controllo delle democrazie.

Se ci fossero ancora dei dubbi sugli effetti nefasti della schifezza immonda che è il porcellum, oggi se ne ha una dimostrazione plastica, dove 160 persone devono obbedire ai capricci di colui che ha materialmente avuto su di sé oltre otto milioni di voti e un Parlamento intero, che costui che vive fuori dalle aule, definisce maleodorante viene mortificato da un privato cittadino, titolare di un marchio privato, cointestatario di un’associazione privata.

Dai nani, dalle ballerine e dai cotillons della precedente legislatura del Bunga Bunga adesso siamo arrivati agli automi e ai robot che ripetono a memoria il copione, espellendo chiunque possa pensare con la propria testa e insultando coloro che invece si trovano su posizioni differenti. E dall’aula maleodorante all’aula sorda e grigia di triste memoria il passo è breve.

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