Silvio forever

Ma veramente su Repubblica Massimo Giannini, vicedirettore, oggi titola “La frana del Cavaliere“? Siamo veramente sicuri? Forse il partito del Cavaliere ieri sarà anche franato di brutto ma non penso proprio che abbia perso l’ideale incarnato dalla discesa ormai ventennale in campo di Berlusconi.

È vero, ha vinto il PD queste elezioni amministrative, annientando praticamente ovunque la concorrenza del PDL e nella mia città natale è stato addirittura rieletto Enzo Bianco dopo che otto anni fa aveva sfidato il medico personale di Silvio Berlusconi, Umberto Scapagnini, recentemente scomparso. Mi auguro che Bianco trovi anche il tempo di preparare la sua successione perché è semplicemente surreale che – come a Palermo un anno fa – il sindaco sia di nuovo quello che amministrava la città venticinque anni fa!

Ma ha ragione da vendere Alessandro Sallusti – stamattina – che titola sul Giornale “No Silvio, No Party“, perché è – purtroppo – evidente che senza Silvio Berlusconi il centrodestra italiano semplicemente non esiste. Ma per quelli che si illudono che con una possibile condanna della Cassazione il Cavaliere scomparirà dalla scena vorrei riportare un pensiero che ieri ha espresso Aldo Cazzullo del Corriere durante la trasmissione elettorale di Enrico Mentana e che io sottoscrivo in pieno, pensandolo da tempo immemore: proprio per il fatto che il centrodestra in Italia non esiste senza il nome di Berlusconi, questo cognome sarà sui simboli delle schede almeno per un altro ventennio! Forse non sarà Silvio ad accompagnarlo, per ragioni anagrafiche!, bensì Marina, ma il cognome della famiglia di Arcore ce lo porteremo sempre dietro fino a quando non verrà sconfitto politicamente alle elezioni generali.

In otto mesi, in Sicilia, Grillo e i suoi sono passati dall’aver sbancato il lotto alle elezioni regionali, condizionando buona parte dell’inizio della legislatura siciliana, a ieri con un risultato che non va bene nemmeno per le previsioni del tempo: non pervenuto! E ciò nonostante la massiccia presenza del comico ligure nell’isola, ripresa a livello nazionale da tutti i telegiornali e i talk show e forzando la polemica su ogni possibile espediente, emettendo un editto mascaluciese contro i giornalisti, spostando sempre più verso l’eversione la normale dialettica politica. Mi fa piacere che Grillo si consoli con Pomezia e Assemini, dove i suoi candidati hanno conquistato la poltrona di Sindaco e può forse ancora avere qualche chance a Ragusa dove per soli 200 voti è arrivato al ballottaggio. Come a Parma, saranno determinanti i voti del centrodestra che saranno pure maleodoranti a Montecitorio ma nella città emiliana e siciliana profumano evidentemente di gelsomino e di zagara! Vorrei far notare che a Catania ha votato oltre il 60% degli aventi diritto e su per giù questa è stata l’affluenza alle urne nei comuni siciliani dove si è votato, un dato che ridimensiona notevolmente i risultati delle regionali del Movimento Cinque Stelle quando l’astensione enorme distorse le percentuali di consenso ottenute da tutti. D’altronde se passi il tempo a discutere degli scontrini del caffè e del fatto che i soldi per la tata non ti bastano forse un prezzo da pagare l’avrai.

Quello che rimane di questa bella giornata per il centrosinistra è però l’amarezza che l’offerta politica in Italia, tolto appunto il centrosinistra, semplicemente non esiste al di fuori di Berlusconi. E quando manca un serio competitor per forza di cose anche la parte politica più affine a te inevitabilmente si indebolisce perché un popolo che nel giro di otto mesi passa da Grillo a Berlusconi e da Berlusconi all’astensione, è quanto meno strano! Un Paese che ha resuscitato il Cavaliere solo quattro mesi fa credendo alle sue promesse, non appena non vede più il suo faccione rassicurante sulle schede, gli rivolta le spalle e se ne sta a casa! Un Paese che crede a uno come Grillo che quando è in giornata al massimo fa ridere perché quello è il suo mestiere, ma nella maggior parte dei casi fa piangere perché è fin troppo evidente che la politica non è proprio il suo mestiere! Un Paese perennemente immaturo e infantile che passa da un capriccio all’altro. Quando va bene si astiene, allora vince il partito più strutturato. Quando va male e prevale il piagnisteo ecco che vincono gli imbonitori. Molti – specialmente coloro che leggono soltanto il Fatto – pensano che il problema sia essenzialmente il PD e il Presidente della Repubblica i quali non tolgono di mezzo il Cavaliere d’imperio, con un voto in Giunta per le Elezioni o non so come dovrebbe fare Napolitano (oggi ennesimo attacco di Travaglio al Colle). Non si rendono invece conto che il problema non è il Cavaliere in sé ma il fatto che non esista – senza il nome di Berlusconi – una destra degna di questo nome, una destra seria. Ci ha provato Monti ed è stato sconfitto. Fino a quando tra populismi e astensioni la maggioranza ancora non comprende l’ABC della democrazia rappresentativa, la strada ancora da percorrere verso una normalizzazione europea e occidentale della dialettica politica è ancora molto lunga.

Nel frattempo continueremo i nostri soliti referendum personali pro o contro la famiglia Berlusconi e il PD sarà costretto a giocare le due parti in commedia che negli altri Paesi di solito sono appannaggio di due distinti partiti! E anche le vittorie del PD e del centrosinistra saranno sempre monche perché ottenute senza un vero avversario.

 

p.s. negli ultimi tempi le posizioni di Renzi si stanno spostando più a sinistra e il Sindaco di Firenze forse si sta rendendo conto di aver calcato troppo la mano con la rottamazione della vecchia classe dirigente, ma non appena D’Alema e Veltroni non si sono più candidati sembrava che non ci fossero più altri argomenti. Meglio così, perché se Renzi preferisce stare nello schieramento di centrosinistra e magari guidarlo un giorno contro Marina Berlusconi, allora forse è il caso che comprenda che il PD è un partito plurale e le sensibilità diverse devono comporsi in un’unità, non disgregarsi.

 

 

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