Primarie permanenti

Vorrei tanto sapere se esiste un altro paese democratico al mondo nel quale ogni volta che un partito o una coalizione esprime un Presidente del Consiglio comincia – dopo qualche ora di slinguazzate – il gioco del fuoco amico.

Ne parla anche Filippo Ceccarelli su Repubblica stamattina, ricordando di come i vari leader del centrosinistra, una volta insediatisi a Palazzo Chigi o comunque a capo dell’opposizione, siano stati vittima del fuoco amico.

Cominciò Romano Prodi nel 1996 che subì il fuoco amico D’Alema-Marini-Bertinotti e cadde dopo due anni di governo. Ma la stessa cosa capitò proprio al leader maximo che sconfitto alle amministrative del 2000 decise di dimettersi da Presidente del Consiglio.

Sconfitto Rutelli alle elezioni del 2001, tornò dopo quattro anni Romano Prodi con la sua Unione e dopo la vittoria stentata del 2006, cominciò la follia di un governo che aveva ministri che scendevano in piazza contro se stessi!

Venne quindi il turno di Veltroni che raggiunse il 34% dei voti, risultato mai ottenuto da un partito riformista dopo la fine del PCI (che poi tanto riformista non era). E nonostante questo buon risultato non gli venne perdonato di aver chiuso a sinistra e a destra, con Rifondazione e Comunisti Italiani da un lato e l’UDC di Casini dall’altro, con l’effetto che – dopo le regionali della Sardegna vinte dal commercialista di Berlusconi – si dimise da segretario del PD. Passato come una meteora Franceschini, vice segretario di Veltroni e reggente fino alle primarie del PD, è stato il turno di Pierluigi Bersani che vinse quella consultazione e fu nominato segretario del PD e candidato premier in pectore. Ma siccome a sinistra non ci facciamo mai mancare nulla ci inventiamo le modifiche allo statuto per fare primarie di coalizione per la scelta del nuovo candidato premier (con tre esponenti del PD!), addirittura con un bel turno di ballottaggio proprio per farci del male! Risultato? Bersani vince, Renzi accetta la sconfitta e un pochino aiuta il suo rivale, ma i suoi cominciano – una volta arrivati in Parlamento – una serie di sfibranti distinguo.

Sconfitto dai fatti Bersani, grazie al combinato disposto dei niet pentastellati e dei 101 pugnalatori di Prodi,  ecco che Enrico Letta viene scelto dal Capo dello Stato per il governo con il PDL.

Passa qualche giorno e Matteo Renzi comincia un fuoco di fila contro il governo, puntellandolo di inviti a fare le riforme, a fare presto (espressione già utilizzata per il Quirinale e il Governo con effetti nefasti!) e a non vivacchiare.

Di riflesso Bersani ed Epifani scendono in forze a proteggere Enrico Letta che si è preso una bella gatta da pelare, cercando di trovare un filo da tessere insieme al PDL, con il risultato che appare come quei funamboli che camminano su un filo appeso fra due grattacieli!

Insomma se Berlusconi è al suo massimo in campagna elettorale e sono venti anni che siamo in campagna elettorale permanente, dall’altro lato è come se non si riuscisse a vivere senza primarie, senza mettere continuamente in discussione la leadership di un partito o di una coalizione.

Come se fare politica sia ormai diventato più un contarsi nei gazebo che discutere negli organismi preposti di progetti e di disegni per il futuro.

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