Far West

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Mentre negli Stati Uniti spediscono lettere avvelenate al Presidente Obama e al Sindaco di New York Bloomberg, in Italia – sempre in ritardo! – si sta assistendo ad un drammatico aumento delle licenze per l’utilizzo delle armi da fuoco.

Ne dà conto Repubblica stamattina in una bella inchiesta pubblicata sul quotidiano in edicola oggi. Dieci milioni di armi “legali“, 4 milioni di famiglie armate e qualcosa come 1 famiglia su 6 che è in possesso di almeno una pistola.

Sono numeri da mettere i brividi perché – ripeto – questi sono numeri legali, cioè di coloro che si sobbarcano la fatica – anche burocratica – di ottenere il porto d’armi. Le richieste di licenze, ci dice Paolo Berizzi che ha curato l’inchiesta, sono raddoppiate dal 2000 e crescono le richieste per difesa personale. Poi c’è tutto il mondo dell’autorizzazione per uso sportivo che sta diventando anche un modo per aggirare i controlli.

Il mio primo incontro con un’arma da fuoco fu durante l’esercitazione al poligono di tiro nei tre mesi di corso per Allievi Ufficiali di Complemento presso l’Accademia Navale di Livorno. Se la prova di tiro con la pistola fu tutto sommato semplice, quella con il fucile mitragliatore fu assai deprimente per qualunque maschietto italiano! Ricordo ancora il rinculo del fucile che stava facendomi cadere con il culo per terra (nei film tutto è più semplice!) e l’Ufficiale che ci addestrava – trapanese – che mi sussurrò all’orecchio “menu mali ca non ni visti nuddu, mi stavi facennu fare ‘na mala cumparsa!“, cioè “meno male che non ci ha visto nessuno, stavi facendoci fare una brutta figura!“, riferendosi alle nostre comuni origini siciliane.

Qualche mese dopo Osama Bin Laden decise di giocare con gli esplosivi, progettando e realizzando un attentato in Yemen (se non ricordo male) e in tutte le basi italiane scattò il livello di allerta più elevato. In quell’estate mi trovavo a lavorare presso l’Arsenale di Augusta e come tutti i guardiamarina in servizio ci toccò un turno di guardia.

Ma gli ordini erano chiarissimi e i turni dovevano essere fatti armati.

Altro che sciarpa azzurra che faceva tanta scena e tanto Tony Curtis!

Con l’aspirante guardiamarina di guardia con me ci guardammo negli occhi, indossammo la fondina, mettemmo in sicurezza la pistola, e entrambi ci ricordammo di quell’unica volta nella quale avevamo sparato.

Sei colpi avevo sparato. Un caricatore. Solo sei colpi e mi trovavo con una pistola al fianco ed eventualmente l’ordine di adoperarla.

Avrei cominciato a pregare persino in aramaico antico, sperando che Nostro Signore Gesù Cristo avesse benevolenza per la sua lingua della giovinezza, se soltanto ne fossi stato capace, affinché non accadesse nulla, non di terroristico ma di delinquenza comune. Ma quella notte in giro per l’Arsenale, buio pesto e con un’arma da fuoco al fianco, non l’ho mai dimenticata. E quando chiusi la pistola nella cassaforte – la mattina dopo – e tornai a casa a riposare, tirai un sospiro di sollievo che nessun malintenzionato si fosse presentato a giocare a guardia e ladri.

La stessa sensazione di panico l’ebbi qualche mese dopo durante le elezioni provinciali di Roma: assegnato a comandare un piccolo plotone di guardia ai seggi, io e il mio comandante giravamo per le scuole dove erano allestiti i seggi elettorali in macchina e con le armi. E come se non bastasse i nostri marinai erano tutti armati con un equipaggiamento ridicolo, da truppe della seconda guerra mondiale, che se per caso ci fosse stato veramente un serio attacco alla democrazia non avrebbero potuto difendere nemmeno mezzo banco del seggio elettorale.

Stamattina, mentre facevo colazione e ho letto questo articolo su Repubblica, mi è tornato in mente quel periodo e questa assurda mania di possedere armi per difesa personale.

Quello che non capisco è questa necessità di importare dagli States tutte le più cose più inutili: ma soprattutto trovo incredibile che mentre in America si comincia (finalmente!) a discutere di contrastare le vendite di armi da guerra (che è una cosa veramente pazzesca che si possa fare) in Italia aumenta – con la solita furbizia delle armi per uso sportivo – il numero di chi vuole difendersi da sé.

E questo nonostante ci sia stato al Governo una coalizione che della sicurezza delle città ne ha fatto una bandiera, organizzando persino le ronde notturne.

Peccato che abbiano sistematicamente ridotto alle forze dell’ordine i fondi per garantire la sicurezza di quei cittadini che pericolosamente stanno pensando adesso di garantirsela da sé.

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4 Comments

  1. Se propio dobbiamo parlare di statistiche negli usa da quando hanno liberalizzato le armi(fine anni 80) gli omicidi per strada e i reati di tipo predatorio in genere sono diminuiti

  2. Non avendo la copia di Repubblica odierna per controllare da solo, sapresti dirmi a quali dati fa riferimento l’autore dell’inchiesta? Perché la storia del “10 milioni di armi, 4 milioni di italiani armati e 1 famiglia su 6 che possiede almeno un’arma in casa” gira sui giornali da almeno 4-5 anni, e si basa su un rapporto Eurispes del 2008. Come minimo, quindi, si tratta di stime ammuffite.

    Temo che comunque buona parte della responsabilità, come spesso accade, sia da imputare agli organi d’informazione, che inducono una visione distorta del tema della sicurezza nell’opinione pubblica, dando sempre più risonanza a casi di cronaca nera. Non vorrei beccarmi del paraocchista ( 😛 ), ma le statistiche dell’OMS e del Ministero dell’Interno mostrano come i tassi di omicidi odierni in Italia non sono nemmeno paragonabili ai picchi raggiunti a fine anni ’60 e inizio anni ’90.

    1. I dati di Eurispes 2008 sono citati, ma sono aggiornati con altri. Ho messo lo snapshot della tabella nel post. Non so se si legge bene ingrandendolo.
      Nel 2007, studio Eurispes, il porto d’armi sportivo era 178k, mentre adesso sono 200k, quindi un trend in crescita. Il fatto che ci siano meno omicidi non mi solleva il morale di vivere in una società che pensa di essere più sicura acquistando nuove armi!

      1. Scusa, effettivamente non ho concluso il mio ragionamento nel commento precedente. Quello che intendevo dire è: nonostante i dati ci dicano che viviamo in un paese relativamente sicuro, come dici tu la società pensa di essere più sicura acquistando armi. Quindi, direi che la percezione del rischio nell’opinione pubblica è a dir poco sballata. E questo devo ammettere che inquieta anche me, soprattutto sentendo certi discorsi fatti da amici e conoscenti.

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