Sarà un caso

Sarà un caso che nella mia ristrettissima cerchia di amicizie, conoscenze e parentele non conosco nessuno che abbia compiuto studi umanistici, con una laurea in lettere classiche, lettere moderne, storia, filosofia, teologia, archeologia e che sia rimasto folgorato dal nuovo Messia?

Sarà un caso che il programma proposto dall’Italia migliore sembra sia stato scritto utilizzando un foglio elettronico, come d’altronde il ragioniere Giuseppe Piero Grillo, per gli amici Beppe, sarebbe naturale?

Sarà un caso che nell’Italia dei grati (copyright On. Di Maio, Vice Presidente della Camera dei Deputati), di coloro che rendono grazie al nuovo Messia e ai suoi apostoli per l’immane missione rivoluzionaria e di redenzione dell’umanità, non ne trovi mai uno che parla attraverso un libro e non attraverso un’operazione contabile (spreco, conviene, quanto costa sono i soli vocaboli utilizzati)?

Sarà un caso che nell’Italia dei migliori, quella dove il più scemo è un ingegnere non ne trovi mai uno che ponga l’accento su cosa sia la cultura, la storia, l’arte e la letteratura in questo Paese?

Sarà un caso che il Sacro Blog dell’Italia dei rivoluzionari sia gestito da due informatici e da un ragioniere?

Sarà un caso che al massimo i candidati sindaci più esposti mediaticamente siano tutti informatici o al massimo l’avvocato De Vito a Roma?

Sarà un caso che ogni volta che i parlamentari dell’Italia della riscossa parlano solo ed esclusivamente in termini contabili che nemmeno il professor Monti ai tempi del Salva Italia?

Sarà un caso?

Annunci

5 Comments

  1. Grazie per l'”in bocca al lupo” 😉

    Personalmente non mi sento “marchiato” dalla mia scelta, anche se effettivamente, nel caso degli informatici, agli occhi della società appaiono più che altro come tecnici. Ma l’informatica non si esaurisce solo nella sua componente tecnologica (che tra l’altro è effimera): ha anche un imponente nucleo culturale, che reputo come la parte più importante di questa disciplina. E, personalmente, credo che proprio questa componente culturale mi abbia dato parecchi spunti di riflessione su temi non direttamente collegati all’informatica, anche dai risvolti etici.

    Sulle “guerre di religione” in ambito informatico… spero di essermele lasciate alle spalle, anche se so bene cosa intendi. In alcuni corsi universitari dei primi anni ricordo perfino dispute sull’editor da usare, se Vi o Emacs! 😀

    Rimango comunque scettico sul fatto di mettere dei “lay men” in posizioni di governo. Tu mi citi il controesempio della Fornero e di Di Paola, ma non mi pare che Balduzzi abbia fatto migliore figura come ministro della salute, cedendo alle pressioni mediatiche per il caso Stamina (e Balduzzi, appunto, è un giurista, non un medico). Su questo infatti condivido appieno le parole di Marino ieri a Ballarò, che ha detto di voler scegliere i propri assessori, in caso di vittoria, in base alle loro competenze e non seguendo le indicazioni dei partiti.

  2. Con tutto il rispetto, qual è il valore informativo di questo articolo? Dove vuole andare a parare l’autore? Va bene la provocazione, ma qui io leggo solo una pletora di insinuazioni alle persone, peraltro facilmente smentibili. So bene che esistono parecchi post addietro dove con ottime argomentazioni si critica nel merito delle idee di Grillo e del M5S (e senza offesa, ma a giudicare dal tag cloud a destra, direi che in questo blog si rasenta quasi l’ossessione per questo argomento), ma proprio per questo motivo trovo pressoché inutile un articolo apertamente speculativo come questo.

    1. Il valore informativo, Luca, è nullo. Il cloud qui accanto è ovviamente influenzato dall’attualità politica e mi sembra che il Movimento di Grillo, nel bene e nel male, stia tenendo banco da almeno sei mesi nell’attualità politica. Questo post non ha un “valore” perché è una semplice riflessione (nei blog si fa questo, mica si scrivono sempre articoloni!) che facevo l’altro giorno, incrociando alcuni dati e parlando con alcune persone. Non ho mai ascoltato né da parte di Grillo né da parte di nessuno del Movimento (in Parlamento e non) parlare in termini non contabili, ma sempre e soltanto attraverso una specie di formuletta con la quale misurare costi e benefici.
      Ma il disegno di una società deve passare attraverso la presa di coscienza della nostra storia, della nostra cultura, dei nostri beni artistici, delle nostre componenti civili. La mia ossessione, come la chiami tu per il Movimento di Grillo, fa scopa con la loro – di ossessione – per tutto ciò che è contabilità pubblica e finanziamento pubblico.
      Non sento una parola di cultura ma solo un’ossessione per scontrini e costi della politica e la rete.
      Già la rete: ma le istanze di mio padre, di mio zio, di coloro che hanno 70-80 anni e che in rete non ci vanno da chi sono rappresentate?
      Possibile che nessuno di loro abbia mai espresso mezza posizione sui diritti dei gay che tanto stanno sconvolgendo i nostri vicini francesi?
      Non è che forse la deformazione professionale e scolastica influenzi fortemente il loro modo di concepire le dinamiche parlamentari e politiche?
      (e lo dico da laureato in una disciplina tecnica, l’ingegneria, che spesso rivoluziona completamente il modo di ragionare, rendendoci – noi ingegneri – con i paraocchi, incapaci di guardare al di là del nostro naso)

      1. La mia osservazione nasce dal fatto che, essendo questo un blog di giornalismo (almeno ciò mi pare di aver capito leggendo la pagina Questo Blog), personalmente mi aspetto di trovare sì riflessioni, ma almeno supportate da argomentazioni e fatti. A leggere questo post così com’è, mi è parso invece di vedere solo una semplice manciata di fatti buttata lì, che, aggiungo io, potrebbero essere usati per dimostrare tutto e il contrario di tutto.

        Per entrare nel merito della tua risposta, di cui ti ringrazio, noto che di questi tempi è difficile trovare in tutto l’arco politico qualcuno che non parli per costi/benefici. E, opinione mia, piuttosto che cercare di contestare il fatto che si argomenti solo per “formulette” contrapponendo ad esse la consapevolezza storica e culturale del nostro paese, forse è più efficace criticare direttamente con lo stesso metodo (con i grillini è particolarmente facile, tra l’altro: per un movimento in cui, a loro dire, il più scemo è ingegnere, trovo abbastanza grave che non sappiano distinguere tra ordini di grandezza e che si perdano nelle briciole degli scontrini dei parlamentari). Ovviamente, non sto dicendo che temi culturali e civili non abbiano importanza. Ma considerando il tipo di elettorato che si porta dietro il M5S, a naso direi che gliene freghi poco o nulla, quindi ogni tentativo di cercare di farglielo notare va a vuoto. Detto in altre parole, può servire a convincere ulteriormente chi già è contrario a Grillo, ma non ad aprire gli occhi a chi già lo sostiene.

        Tutte condivisibili le osservazioni sui diritti civili e sulla sopravvalutazione della “Rete”, ma quanto alla “deformazione professionale e formativa” che distorce la percezione delle dinamiche parlamentari, si potrebbe utilizzare questo ragionamento con qualunque altra professione.

        Trovo curioso, comunque, che la classica critica dell'”ingegneria con i paraocchi” arrivi proprio da un ingegnere. Secondo te, è possibile riuscire a riflettere su risvolti etici, culturali e sociali usando la forma mentis dell’ingegneria e della scienza, oppure è esclusiva dei “saperi umanistici”, nei confronti dei quali mi pare tu abbia una forte ammirazione? Ti chiedo questo perché, essendo arrivato ormai quasi al termine dei miei studi in informatica, nel corso del mio percorso accademico mi sono formato un’opinione esattamente all’opposto a riguardo.

      2. Innanzi tutto “un grande in bocca al lupo” per la fine dei tuoi studi: ho molti bei ricordi degli anni universitari e so che i giorni finali del percorso universitari sono emozionanti e indimenticabili.
        Ovviamente ciascuna professione influenza – inevitabilmente – la nostra percezione. Tuttavia – per la mia esperienza lavorativa (sono abbastanza vicino ai tuoi studi essendomi laureato in ingegneria elettronica/telecomunicazioni) – noi laureati in ingegneria siamo spesso con i paraocchi e leggiamo il mondo soltanto attraverso i numeri e i grafici.
        La mia non è un’ammirazione tout-court per le scienze umane ma ho la sensazione che l’iperspecializzazione del mondo contemporaneo (inevitabile in un’economia globalizzata) ci abbia portato a sopire molte altre sfaccettature del nostro intelletto. Soprattutto sembra che quando si sceglie un percorso scolastico (nel tuo caso l’informatica) è come se si marchiasse a vita una persona. E ciò a maggior ragione in un paese come il nostro in cui ogni cosa è vissuta come tifo calcistico non per qualcosa ma contro qualcosa.
        Dalla politica all’informatica: pensa a che discussioni interminabili e talvolta oziose ci sono fra i sostenitori di “windows” e quelli di “mac os”, fra “android” e “ios”, persino fra “linux” e “gnu-linux”, fra “software libero” e “software aperto”.
        Il problema è che quando questo “tifo” scende in politica avviene il cortocircuito perché la Politica è l’arte del compromesso e spesso la competenza specialistica in un determinato settore non consente di avere la visione di insieme che invece spetta al politico. La dimostrazione classica ce la fornisce proprio il precedente Governo Monti costituito da un enorme numero di competenze specialistiche che hanno commesso errori politici pazzeschi, dagli esodati della professoressa Fornero ai marò dell’Ammiraglio Di Paola, tanto per citare due ex ministri che nei loro rispettivi campi sono considerati – e a ragione – tra i migliori tecnici di settore.
        La critica che viene mossa al candidato sindaco di Roma, Ignazio Marino, è che non ha esperienza amministrativa (vero) e che può essere al massimo un buon Ministro della Sanità. La cosa è surreale perché Marino è un luminare dei trapianti di fegato e non è che in politica si debbano fare interventi chirurgici! Anzi forse potrà essere un buon sindaco proprio perché vedrà con l’occhio dell’utente finale i problemi di una città complessa come la nostra.
        Mi fa piacere comunque che al termine dei tuoi studi di informatica, quindi deduco che tu sia giovanissimo, sia giunto ad un’opinione opposta alla mia sui paraocchi. Sono sempre più convinto che prima di essere ingegneri, fisici, storici, medici, psicologi, giornalisti, giornalai, … siamo essere umani e membri della società. Per questo è importante che la scuola pubblica sia di grande qualità affinché tutti possiamo avere non soltanto le possibilità di sceglierci la nostra strada professionale, ma anche la capacità di discernere su questioni che esulano dal nostro specifico campo d’azione.
        In bocca al lupo e fammi sapere come andrà la laurea!

I commenti sono chiusi.