Ecclesia Dei

Nel corso della serata di ieri, dopo che si è appreso che a Genova era spirato don Andrea Gallo, il prete degli ultimi, grandissimo personaggio mediatico, nel senso più positivo possibile, ho ascoltato tante discussioni sul fatto che don Gallo non avesse mai lasciato la sua Chiesa e ha combattuto la sua battaglia terrena sempre con l’abito talare.

Ma dovremmo notare, e pochi l’hanno fatto, che anche la gerarchia, spesso così tanto attaccata anche dal presbitero genovese, non ha mai scomunicato, né sospeso a divinis il fondatore della Comunità di San Benedetto.

E la ragione ce la dà oggi l’Arcivescovo di Genova, il Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana e uno dei prelati più potenti ed influenti in Italia.

Ho letto uno splendido articolo, a firma del superiore – gerarchicamente – di don Andrea, proprio su Il Secolo XIX di Genova, che ospita in prima pagina il saluto al don da parte di Bagnasco. Fa capire forse perché la Chiesa è sopravvissuta due millenni pur avendo posto la sua base principale qui in Italia, il paese della curva e del tifo.

Si può forse dissentire gli uni con gli altri: ci saranno state tante cose che Bagnasco non condivideva delle prese di posizioni, specialmente dottrinali, del prete di strada, ma proprio il suo essere prete degli umili non poteva non essere apprezzato dal Vescovo ligure.

D’altronde in una religione che vuole portare avanti le istanze del Messaggio è molto importante anche il messaggero. E in questo don Gallo era veramente un grande messaggero del suo amato Signore.

Riposa in Pace, don Andrea.

Appena mi passa questo raffreddore mi fumerò un sigaro per te!

 

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