I ritardatari e l’Ecclesiaste

Venerdì scorso, sull’inserto settimanale di Repubblica, Curzio Maltese ha scritto un pezzo molto crudo sull’eleggibilità di Berlusconi. Faceva notare, l’editorialista del quotidiano diretto da Ezio Mauro, che quella sacrosanta battaglia aveva avuto un senso nel 1994 (e forse anche nel 1996 aggiungo io) quando sulla scena politica apparve per la prima volta il Cavaliere.

Ma adesso – dopo venti anni nei quali ha governato per metà – francamente trovo ridicolo cercare di eliminare il problema berlusconi attraverso l’interpretazione autentica di una legge che finora – dalle stesse forze politiche – è stata interpretata in maniera diametralmente opposta.

Ma non solo questo: la Giunta per le Elezioni del Senato, così come quella della Camera, è composta secondo la consistenza dei gruppi parlamentari: ora già il sistema maggioritario in sé, poi l’obbrobrio del Porcellum, una sorta di amplificatore del potere di una minoranza, non è che la composizione di una giunta di garanzia sia proprio il massimo di democraticità! Dobbiamo pagare un prezzo così alto, cioè sulle regole e sulla rappresentatività democratiche, per battere il Cavaliere?

Nel frattempo, sempre al Senato, molto attivo come ramo di questi tempi, il Partito Democratico decide di ripresentare – giusto ora! – un disegno di legge per l’attuazione dell’articolo 49 della Costituzione, nel quale la Carta Fondamentale disciplina le modalità con le quali i partiti concorrono alla democrazia del Paese.

Ora che ci sia bisogno di una legge che disciplini, regoli e consenta i controlli delle forze politiche è sacrosanto: ma la tempistica? Dove diavolo sono stati questi qui negli ultimi 20 anni, dopo che Tangentopoli nacque proprio dal finanziamento illecito dei partiti? Sicuramente i movimenti, a partire da quello pentastellato, devono darsi una struttura più trasparente e di partiti personali ne abbiamo avuto fin troppi. E le domande della Gabanelli rivolte al M5S sono sacrosante, per carità.

Ma possibile che nessuno nel PD si accorga che c’è un tempo politico nel quale alcune cose non possono più essere fatte e si ha bisogno di un altro clima?

Forse bisognerebbe scomodare l’Ecclesiaste per alcuni nostri parlamentari affinché comprendano che c’è un tempo per tutto.

E questo non dovrebbe essere quello delle scemenze.

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