Bill & Steve

Per noi italiani, abituati a vivere le nostre vite pubbliche come una sorta di grande stadio dove bisogna sempre dividersi e tifare contro, abituati come siamo sempre stati a dividerci in campanili e parrocchie, tra guelfi e ghibellini, fra guelfi bianchi e guelfi neri, fino alle celeberrime divisioni derivanti dall’esplosione dei grandi partiti di massa della Prima Repubblica, leggere di Bill Gates che si commuove ricordando Steve Jobs, forse non è tanto comprensibile.

Forse siamo rimasti ad una sorta di primordiale infantilismo, in campo sociale, politico e affaristico. Continuiamo a parlare di competitività e di mercato e poi alla fine non ci rendiamo conto che preferiamo sempre e comunque i monopoli, i duopoli o al massimo gli oligopoli. Mamma Fiat, Mamma Rai, Mediaset, Telecom, Enel, Eni.

Certo non è che Bill Gates sia stato un campione del mercato, dato che Microsoft è dominante sul business dei sistemi operativi e del software di ufficio (almeno finora).

Ma pensare che tra questi due enormi capitani d’industria, che nei loro rispettivi garage hanno inventato cose che ci hanno rivoluzionato la vita, ci fosse una stima umana, prima che professionale, è da esempio per chi vuol far diventare il nostro Paese normale da un punto di vista dell’imprenditorialità.

Questo pezzo mi ha ricordato un famoso evento del mondo della tecnologia quando Steve e Bill intervennero insieme a discutere di passato, presente e futuro dell’industria informatica, del quale segnalo proprio l’ultima battuta di Jobs sulla loro amicizia:

Forse da quando Bill Gates si è ritirato e Steve Jobs è passato a miglior vita, un po’ di nostalgia per quel mondo fatto di mistero, fra circuiti stampati e righe incomprensibili di codice, c’è ancora: specialmente adesso che la tecnologia sembra sia soltanto social e che tutto il nostro mondo debba chiudersi nei 140 caratteri di un cinguettio.

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