Parate e caroselli

Capisco le ragioni di chi si oppone alla parata militare lungo Via dei Fori Imperiali a Roma, vedendo in essa una sorta di manifestazione muscolare di gente addestrata a fare la guerra, come spesso sostengono i nostri concittadini più pacifisti (si autodefinisco tali, come se gli altri invece siamo tutti guerrafondai). Sono d’accordo con il Governo Italiano nel voler unificare tutte le passerelle delle FF.AA. e delle Forze di Polizia nell’unica giornata della Festa della Repubblica del 2 giugno.

Un po’ meno comprendo la soppressione del Carosello dei Carabinieri a Piazza di Siena.

Ora mi sembra del tutto evidente che le guerre ormai non si fanno più con la cavalleria e i carri armati hanno preso il posto di ronzini e stalloni da parecchio tempo. Cosa ci sia di militare in una manifestazione equestre nel mezzo della più bella villa di Roma non saprei. Non era magari quella l’occasione per trasformarla, pubblicizzarla e magari farne una fonte di stimolo per l’economia, anziché farla passare come spreco?

Possibile che nell’anno di grazia 2013 ogni cosa che viene fatta da nostri connazionali in divisa venga vista in cattiva luce, anche quando potrebbe essere foriera di crescita – seppur minima – economica?

Possibile che non riusciamo – soprattutto a sinistra – a scrollarci di dosso l’idea che le Forze Armate non sono esclusiva competenza della destra e che non hanno nulla a che vedere con i fascismi o le dittature?

Possibile che non si riesca a comprendere che c’è un’enorme differenza fra il possedere strumenti, mezzi e uomini militari con lo scopo di offendere e invece detenere quelli stessi con lo scopo non tanto di difendere ma di contribuire alla risoluzione delle controversie internazionali?

Soprattutto trovo insopportabili coloro che magari gridano allo spreco di soldi pubblici per il cambio della guardia al Quirinale, a Montecitorio o a Palazzo Madama, e poi fanno la fila per vedere il cambio della guardia a cavallo a Buckingham Palace o la marcia dei soldati greci di fronte al Milite Ignoto di Atene.

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