Tre mesi da raccontare

Soltanto tre mesi fa, Giovanna Chirri, vaticanista dell’ANSA, in una sonnolenta mattina di carnevale, durante un Concistoro nel giorno della Madonna di Lourdes, a mezzogiorno circa batteva una notizia pazzesca. Sulle agenzie di tutto il mondo e sulle timeline di Twitter e di tutte le altre diavolerie sociali contemporanee appariva la seguente frase: “B16 si e’ dimesso. Lascia pontificato dal 28 febbraio“. Unica fra i tre vaticanisti presenti in sala stampa a comprendere bene il latino (visto che significa fare il liceo in Italia?), si rese conto immediatamente di quello che stava accadendo.

Nessuno di noi però immaginava i tre mesi che avremmo vissuto qui in Italia. Le dimissioni di Papa Benedetto sono arrivate nel momento clou della battaglia elettorale, forse la più brutta campagna che si ricordi in età repubblicana, zeppa di slogan buoni per il mercato della frutta e vuota di contenuti e di idee per la rinascita del nostro Paese.

Mentre nel frattempo la città di Roma si preparava all’invasione dei media per seguire il lungo commiato di Ratzinger durato due settimane, il popolo italiano andava alle urne per quelle che sono passate alla storia come le elezioni dello stallo, della non vittoria e dell’invasione degli alieni nelle sacre stanze del Palazzo del Potere.

Prima che si insediassero le nuove Camere, l’attenzione si è nuovamente spostata Oltretevere per l’elezione del primo Pontefice dell’Altro Mondo, dalla Fine del Mondo, come spiritosamente lo stesso Bergoglio si è definito. Un conclave mediatico come mai era accaduto prima e seguito da tutte le televisioni mondiali che ormai da oltre un mese stazionavano a Piazza Pio X.

Poi in un continuo intrecciarsi di vicende italiane e vaticane, abbiamo avuto le prime celebrazioni di Francesco e le sue rotture al protocollo, i tentativi di Bersani per formare un governo e quindi la folle e pazza rielezione di Giorgio Napolitano al Quirinale, foriera della nascita del governo di coalizione fra i due opposti, PD e PDL, a causa della folle e incomprensibile ostinazione del Movimento Cinque Stelle a qualunque compromesso con il PD.

Quindi la nascita del Governo Letta battezzato dall’attentato ai Carabinieri a Palazzo Chigi e quindi – ieri – la morte di Giulio Andreotti che al di là di ogni retorica ha veramente rappresentato uno spaccato del popolo italiano, più di quanto si possa immaginare (ieri sera a Radio Capital un ascoltatore ha sintetizzato così: “Quando governava Andreotti mangiavano loro ma mangiavamo anche noi. Adesso non è più così“. E questo la dice lunga sul nostro essere italiani!).

Adesso, da domani per esser precisi, stanno per ricominciare i processi a Berlusconi: se quello di appello per i diritti Mediaset dovesse concludersi con la conferma della condanna in primo grado e quindi l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, avremo un quattro volte Primo Ministro che viene sbalzato fuori dal suo seggio senatoriale per una condanna penale!

Tre mesi letteralmente pazzeschi per il quantitativo di notizie e di eventi che si sono susseguiti, con un quantitativo incredibile di parole, video, tweet, foto, editoriali e speciali TV (dominati da Enrico Mentana!) che hanno anche fatto riscoprire agli italiani la voglia di essere informati.

Quindi se testate giornalistiche, media, radio, blog non riescono a risollevarsi economicamente dopo tre mesi di cronaca e di eventi storici come questi allora forse veramente tutto è finito!

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