Quali sono le vostre fonti?

Voglio ribloggare (mamma mia quanto è brutto sto verbo!) questo post della mia amica Caterina, che vive oltreoceano e che spudoratamente spesso adopero come “inviato speciale” dagli USA per annusare un po’ di States, qui dall’altro lato del pond. Si tratta di un tema che sta incuriosendo anche me: ci formiamo la nostra opinione, oltre che da qualche TG guardato di corsa, spesso soltanto attraverso Facebook, Twitter e qualche altro aggregatore. Credo che la crisi del settore dell’informazione e dei giornali sia soprattutto una crisi culturale da parte della gente, che vuole un consumo quasi compulsivo delle informazioni. Come Caterina anche io sono un news-addicted, e grazie agli spacciatori di notizie ho la possibilità (anche alzandomi abbastanza presto la mattina!) di sfogliare e approfondire la maggior parte dei quotidiani. E il mio più grande rammarico è non avere tempo a sufficienza per poter leggere i quotidiani locali, fonte inesauribile di aneddoti e ispirazioni letterarie, basate sulla vita giornaliera delle persone.

Trovo inquietante il fatto che molte persone ritengano di formarsi una loro opinione leggendo un sito di gossip come Dagospia: per carità Roberto D’Agostino avrà delle entrature che noi comuni mortali ci sogniamo! Ma da lì a farne un intellettuale …

il piede in due scarpe

Circa ieri, in Kentucky, un bambino di 5 anni ha sparato alla sorellina di 2 con un fucile per bambini ( non un fucile giocattolo, proprio un fucile vero in miniatura), uccidendola.

Ma non è di questo che voglio parlare.

Nelle ultime ore, un numero non indifferente di amici che seguo su facebook (e ci tengo  dire che i miei amici su Facebook sono al 90% amici nella vita reale, quindi in generale persone mediamente ben informate e dotate di discreta capacità di discernimento), incluso il CdV, hanno postato la notizia lamentandone la mancata registrazione da parte dei media americani.

Sono rimasta un po’ perplessa. C’è molto da dire, su questa notizia, dalla violenza, alla realizzazione di armi “per bambini”, alla facilità con cui alcuni genitori le regalano ai propri figli (di 5 anni).

Ma il punto di vista scelto da quasi tutti quelli che l’hanno postata su FB è…

View original post 448 altre parole

1 Comment

  1. Personalmente, evito di usare i social network per informarmi. Dalla mia esperienza ho notato che troppe volte le fonti delle notizie condivise dai miei contatti sono (quando ci sono!) completamente inaffidabili. E mi sono reso conto, ancor più tristemente, che è inutile cercare di segnalare e correggere le informazioni sbagliate attraverso i social network, visto che in media l’andazzo rimane sempre lo stesso.

    Per quanto riguarda il modello di contatti di Facebook (uso ancora troppo poco Twitter per essermi fatto un’idea precisa), credo che buona parte del problema risieda nella fiducia che si dà alla propria rete di amicizie. Bruce Schneier ha pubblicato di recente un ottimo libro, Liars and Outliers, in cui analizza come il concetto di fiducia sia cambiato nel corso della storia umana, soprattutto rispetto alle innovazioni tecnologiche. E il problema è che, in effetti, è cambiato molto poco, anche a causa del disallineamento enorme che c’è tra evoluzione biologica e culturale. Biologicamente parlando non siamo molto diversi dai nostri antenati di 40000 anni fa, che si erano adattati a vivere nella savana africana in tribù poco numerose, in cui tutti i componenti si conoscevano. Dal punto di vista culturale, invece, c’è ovviamente un abisso. Alcuni antropologi ritengono che lo stesso gossip sia nato come una specie di meccanismo di difesa per decidere a chi dare la nostra fiducia, visto che cognitivamente non riusciamo a tenere traccia di più di 150 persone circa (numero di Dunbar).

I commenti sono chiusi.