Il paziente dà qualche segno di vita

Prima che Enrico Letta cominciasse a leggere il libro dei sogni del suo programma di governo, irrealizzabile per l’eterogeneità della sua compagine governativa, ascoltavo Pippo Civati – allo speciale di Enrico Mentana – annunciare il suo intento di uscire dall’aula e non partecipare al voto di fiducia, per esprimere con un gesto informale il disagio che in una vasta parte del PD si sta vivendo per la nascita del nuovo esecutivo.

La posizione di Civati e degli altri malpancisti del Partito Democratico fa ben sperare che ci sia un po’ di vita residua dentro il PD.

Il nuovo governo democristiano, nato ben 21 anni dopo l’ultimo esecutivo a trazione DC (il settimo governo Andreotti o il primo Amato, fate un po’ voi!), guidato da Enrico Letta, durerà probabilmente un tempo assai breve, soprattutto perché incombono due sentenze nei riguardi di Silvio Berlusconi e nessuno che non sia nato venerdì 19 aprile scorso può ragionevolmente pensare che il Cavaliere sia veramente diventato responsabile e statista ed abbia realmente a cuore l’interesse generale ed il bene del Paese.

Ed è un bene che ci sia, all’interno dell’unico partito strutturato di questo strano paese, un minimo di dialettica interna perché – nonostante la terribile amnesia, vera e propria malattia globale del popolo italiano – non è attraverso i governi di grande coalizione, che annullano le differenze ed esaltano le sovrapposizioni spesso consociative, che i Paese possono realisticamente e storicamente progredire. Soltanto attraverso serene alternanze, basate sulle fondamenta solide della Costituzione e dei valori fondanti del nostro Paese (innanzi tutto il rifiuto del Fascismo e di tutti i totalitarismi), si può realizzare un paese normale che viva una vita e una democrazia normali e che non sia costretto ciclicamente a chiedere aiuto all’esterno del mondo politico, sia questo esterno la Magistratura, la Banca d’Italia o il mondo dell’Università.

Sempre che il nostro, di Paese, vuole diventare normale …

p.s. Da qualche minuto Letta ha terminato il suo discorso: ha accennato al fatto che si è dato 18 mesi per verificare le riforme costituzionali. Ottimista. Personale previsione: si vota la prossima primavera – a meno di cataclismi giudiziari! – insieme alle elezioni europee, con una nuova legge elettorale e senza riforme istituzionali. Fino ad allora si tira a campare, come si è sempre fatto finora. Non riesco a credere né alle tasse che vanno giù né alla lotta alla corruzione ed all’evasione. Bel discorso di Letta, molto ben scritto e letto. Ma con un arcobaleno di forze politiche che lo sostengono mi sembra soltanto un bel libro dei sogni. In bocca al lupo.

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