Isteria collettiva

Chiarisco subito che se il centrosinistra dovesse decidere attraverso le primarie, il sorteggio, il televoto, che il prossimo candidato premier sia Matteo Renzi mi turerò il naso e voterò la coalizione (ma ci sarà?) guidata dal sindaco di Firenze.

Però c’è una cosa che proprio non posso condividere dell’atteggiamento di Renzi: gridare facciamo presto, o un governo o il voto, non vuol dire proprio nulla. Dire stiamo perdendo tempo non è corretto. Comprendo bene che ci sia una sorta di ansia e di preoccupazione per il fatto che le elezioni non hanno partorito una maggioranza certa in entrambe le Camere: un leader però non deve cavalcare l’onda dell’ansia della gente perché non fa altro che creare ancora di più confusione.

Sono certo che il giovane sindaco fiorentino conosce bene che la forma – nella burocrazia e nelle istituzioni – è sostanza: chiunque abbia partecipato ad una gara pubblica, ad un concorso e anche ad un gioco a premi, sa bene che il tempo previsto (o non previsto) per certe operazioni è garanzia per tutti di avere pari condizioni di partecipazione.

Ora gridare al voto in pieno semestre bianco è totalmente fuorviante: sarebbe più corretto chiedere al Presidente della Repubblica di dimettersi!

Affermare che si sta perdendo tempo perché non si riesce a formare un governo è altrettanto sbagliato: innanzi tutto perché c’è l’elezione del Capo dello Stato a dettare i tempi. Piaccia o non piaccia, a Costituzione vigente, i tempi li detta la stessa Carta. E soltanto dopo avere eletto un nuovo Presidente, che avrà i pieni poteri, si potrà veramente comprendere se un nuovo governo potrà nascere, per timore delle elezioni anticipate (ho già scritto che avrei preferito un governo Bersani alle Camere per il rispetto formale e sostanziale del processo costituzionale di formazione del Governo, ma Napolitano ha scelto un’altra strada, corretta formalmente, ma errata praticamente a mio avviso).

Inoltre chiedere il voto, senza specificare che questo non potrà avvenire se non con questa legge elettorale, è molto scorretto, visto che proprio in forza di questa legge elettorale ci troviamo nell’impasse istituzionale. E gridare al cambio della legge elettorale è una bugia, come fatto notare ieri (e ne parlavano stamattina ad Agorà proprio per piantarla con questa corbelleria!).

Infine fornire all’opinione pubblica una sorta di ultimatum governo o voto è assolutamente disonesto per un motivo: poiché senza Partito Democratico non si può formare alcuna alleanza di governo, la formazione di un governo potrà avvenire soltanto attraverso un voto concorde con una delle altre due formazioni risultate paritarie alle elezioni: Popolo delle Libertà e Movimento Cinque Stelle. Cosa intende il sindaco di Firenze con governo o voto?

Va bene anche un governo insieme a Berlusconi?

 

p.s. Vorrei segnalare i primi minuti della puntata di ieri del TG Zero di Radio Capital, durante i quali è stato intervistato il Sindaco di Bari Michele Emiliano. Direi che la sua posizione (e provocazione) può anche essere interessante e sarebbe molto auspicabile un bel confronto fra questi due sindaci. Capisco che ancora in Italia ci sia un’assurda pregiudiziale Botteghe Oscure, ma Emiliano non si può certo definire apparato del vecchio PCI. O forse dobbiamo per forza morire democristiani? 

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