Il cinismo e l’adulazione

Il 15 ottobre di sette anni fa, una settimana dopo esserci sposati, mia moglie ed io ci trovavamo a Puerto Madryn, provincia del Chubut dell’Argentina, all’inizio della Patagonia. L’aereo che ci avrebbe portato a Ushuaia, nella Terra del Fuoco, partiva nel pomeriggio e decidemmo di rilassarci trascorrendo la domenica come due comuni abitanti di questa piccola, accogliente e semplice cittadina della fine del mondo.

In mattinata andammo ad assistere alla celebrazione della Messa in una piccola chiesa piena di gente molto colorata e molto umile. Al “la messa è finita” il sacerdote lasciò l’altare e in processione si diresse fuori dalla Chiesetta dove si intrattenne con tutti i suoi parrocchiani e scambiò anche con noi alcune parole, una volta capito che non eravamo indigeni, riempiendoci di auguri per il nostro matrimonio.

Mi è tornato ieri in mente questo episodio quando tutti i telegiornali si sono soffermati sul fatto che il nuovo papa, Francesco, si era fermato a salutare i fedeli quasi … uscendo dalla Città del Vaticano.

In realtà a me la cosa non mi ha sorpreso più di tanto, proprio in virtù dell’esperienza patagonica. Comprendo che i pochi gesti significativi compiuti da questo pontefice portino una grande eco in un paese che è sempre di più ripiegato su se stesso e che sembra voler distruggere qualunque cosa di buono possa venire fuori. Tuttavia ho l’impressione che specialmente sulla grande stampa e nei principali network televisivi si stia cadendo nell’eccesso opposto al cinismo che serpeggia tra molti laici e non. Dovremmo infatti interrogarci sul perché i gesti umili di un sacerdote, eletto alla massima carica pastorale dai suoi fratelli, risultino così tanto rivoluzionari: non è che per caso abbiamo troppo politicizzato la figura del Papa anche quando non se ne avvertiva troppo la necessità?

Di eccesso opposto mi sono sembrati i commenti di molte persone in rete, specialmente riguardo la parte più spirituale e prettamente religiosa dell’elezione del Papa. Ho trovato molto sgradevole alcuni frasi sulla discesa dello Spirito Santo dentro il Conclave, così come alcuni post sulla benedizione Urbi et Orbi preceduta dalla concessione dell’indulgenza plenaria.

Trovo sempre di cattivo gusto prendere di mira gli aspetti spirituali di una religione: se per un certo numero di fedeli le loro preghiere di invocazione dello Spirito si concretizzano nell’elezione di un pontefice, perché prendere in giro questo aspetto?

Ho letto poi in rete un post, intitolato Selling Jesus, vendere Gesù, e mi sono chiesto: ma perché questo modo di concepire i fatti religiosi che riguardano un miliardo di individui? Non sarebbe un valore laico il rispetto degli altri? Soprattutto quando c’è anche molta ignoranza nel riportare gli eventi.

Infatti chi ha introdotto la benedizione papale (invito tutti a rivedere la clip per comprendere bene) avrà ascoltato che il Santo Padre avrebbe concesso l’indulgenza plenaria, nei modi e nelle forme stabilite dalla Chiesa.

Questo perché la riforma luterana, invocata da alcuni commenti proprio in quel post, aveva comunque portato a dei radicali cambiamenti nella rimozione dei peccati da parte della Chiesa. E chiunque ogni tanto si avvicini al Sacramento della Riconciliazione, come correttamente dovrebbe chiamarsi la Confessione, sa bene che l’assoluzione che viene impartita dal sacerdote, nel nome della Trinità, prevede comunque delle condizioni interiori che sono note de facto soltanto al diretto interessato in terra e al Padreterno in Cielo. Insomma il tramite verso Dio rappresentato dal Confessore è sempre più trasparente agli occhi del Confessato che ha un rapporto diretto con il suo Dio.

Questo fatto – tutto radicale – di ridurre a ridicolo la religione cattolica lo trovo estremamente sgradevole: ora sono convinto che se la Chiesa in Italia fosse stata più francescana e si fosse intromessa di meno nella vita pubblica, forse non avrebbe attirato tutte queste ire, però constato che per altre religioni non viene certo adoperato tale cinismo. Penso ad esempio al buddismo tibetano e alla reincarnazione del Dalai Lama o al concetto di reincarnazione: non ho mai letto un post laico che si prendesse beffe di questo credo buddista.

Cinismo ed adulazione sono – a mio avviso – due aspetti del controverso rapporto che ormai abbiamo con l’insieme della società: sembra si abbia bisogno necessariamente di schierarsi in un modo o in un altro, che le sfumature di grigio non ci siano e che tutto debba essere ricondotto al bianco e al nero, come se vivessimo in un regime talebano permanente, avendo paura di contaminarci gli uni con gli altri, sempre ritenendo che la nostra sia la posizione di maggiore purezza.

Così Papa Francesco diventa italiano al 100% solo perché generato da due piemontesi, quando come può testimoniare chiunque abbia amici in Argentina o abbia visitato l’ex colonia spagnola, l’identità nazionale di quel popolo sudamericano, come la stragrande maggioranza delle nazioni del Nuovo Mondo, è fortissima, a dispetto delle origini stesse.

Bergoglio è argentino al 100% e lo si vede anche da quel Buon pranzo pronunciato ieri proprio per la grande importanza che l’almuerzo domenicale e la tavola hanno nella società argentina, così come la condivisione del mate (segnalo a proposito del Papa argentino la bellissima corrispondenza che l’inviato di SKY TG24 sta facendo dalla capitale argentina).

Abbiamo come smarrito la capacità di osservare gli eventi che accadono con le lenti della Storia, interpretando tutto con la logica della Cronaca, che per definizione è effimera e spesso poco chiara. A me piace invece studiare le possibili contaminazioni che ci possono essere osservando e studiando gli altri: mi ha sempre affascinato la cultura ebraica, prima fra le grandi religioni monoteiste, così come l’evoluzione e le enormi differenze dell’Islam.

E da cattolico pessimo quale sono ho sempre fatto molta fatica a comprendere quale potesse essere – teologicamente parlando – quel qualcosa di così insormontabile da non poter far vivere in Comunione fra loro il Romano Pontefice con il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, i successori degli Apostoli Pietro e Andrea. Così come alcuni aspetti delle Chiese Riformate li trovo molto stimolanti, a partire dalla concezione della Chiesa Valdese dei diritti civili.  E anziché avere un atteggiamento talebano, mi piacerebbe studiare di più le ragioni per le quali non possano trovare un terreno comune, per superare la loro separazione, la Chiesa di Roma e la Comunione Anglicana, quella che incredibilmente fa ancora capo al Monarca del Regno Unito (che il Capo della Chiesa d’Inghilterra sia la Regina Elisabetta è una delle più incredibili contraddizioni di un Paese dove vige una seria separazione fra Stato e Chiesa) e che è guidata dall’Arcivescovo di Canterbury. D’altronde fu proprio un monito di Cristo, Ut unum sint, che siate una cosa sola, a fondare la Chiesa duemila anni fa.

Invece la nostra società è come se fosse più interessata alle divisioni e alla distruzione del castello comune piuttosto che alla valorizzazione delle differenze per edificare un mondo più giusto, come d’altronde noi italiani stiamo constatando ogni giorno nello stallo che si ha ormai in Parlamento, per la presenza di una forza talebana che anziché provare a cambiare realmente il corso della Storia vuole solo mantenere la propria posizione di purezza, naturalmente autodefinendosi puri.

Sia che si parli di politica che di religione, sia che si parli di società che di progresso, si ha come l’impressione che si viva in una guerra permanente, fatta di fazioni agguerrite e ben armate, che temono di sporcarsi le mani attraverso il contatto dell’altro.

E trovo tutto questo molto triste.

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