Uno tsunami senza vaffa

Chiunque abbia un minimo di dimestichezza con le solenni, e spesso noiose, celebrazioni pontificie in Vaticano avrà notato lo sguardo quasi smarrito di molti cardinali intenti ad ascoltare la prima omelia, tutta a braccio come un qualunque parroco di campagna, del nuovo Vescovo di Roma Jorge Mario Bergoglio.

Ne avevo parlato ieri dei primi gesti di questo papa e ascoltando le prime parole di ieri, durante la messa con il collegio cardinalizio, se ne è avuta conferma.

Se non confessiamo Cristo, portando la sua Croce, possiamo anche essere preti, vescovi, cardinali, papi ma non saremo mai discepoli del Signore” ha affermato papa Francesco. “Potremo essere una qualunque ONG ma non saremo la Chiesa Universale“, ha aggiunto.

Queste due semplici frasi, così come semplice era stata tutta l’omelia, fortemente voluta a braccio ed in italiano, anziché in latino, hanno avuto nella Chiesa Cattolica Romana lo stesso effetto di uno tsunami.

Solo che con la forza dell’umiltà, e sorretto dal suo forte esempio di prete dei poveri, papa Francesco non ha avuto bisogno di urlare un sonoro vaffa ai suoi fratelli cardinali, agli arcivescovi presenti e a tutta la gerarchia ecclesiastica e curiale.

Onestamente non credo che questo pontefice potrà essere molto rivoluzionario in termini di morale sessuale o di contraccezione: è pur sempre un uomo di chiesa di 76 anni, cresciuto in un certo periodo storico. Tuttavia mi accontenterei che faccia pulizia all’interno della Curia e da un punto di vista dottrinale risolva – come fece con i preti argentini che si rifiutavano di battezzare figli di madri singole o nati fuori dal matrimonio – alcuni problemi sacramentali, a partire dalla comunione per i divorziati.

Se il suo motto, miserando atque eligendo, verrà confermato anche come motto papale, forse avremo veramente a che fare con uno tsunami all’interno della Chiesa Cattolica. Molto migliore a mio avviso di quello che si è abbattuto qualche chilometro più in là nei Palazzi Laici, dove l’onda del malcontento è giunta carica di rabbia, saccenza e supponenza. Quando si hanno buoni argomenti, quando si ha la propria storia personale come esempio da porre agli altri, non è necessario urlare od organizzare manifestazioni di massa al grido di Vaffanculo.

Evidentemente però chi lo ha fatto, in altri campi, non aveva a disposizione una forza interiore ed un esempio da proporre così ampi da poter parlare alla testa ed al cuore della gente, limitandosi quindi a rivolgersi alla pancia degli italiani, farcendo ogni discorso di demagogia, populismo e rancore.

Stamattina si sono aperti i conclave laici che dovranno dare al popolo italiano la prima istituzione del Paese, il Parlamento, e sembra che all’orizzonte non si intraveda non soltanto un Bergoglio laico, ma soprattutto un collegio di cardinali elettori che abbia la maturità di capire che gli italiani – tutti – vogliono un cambiamento, ma che questo cambiamento non può essere soltanto di parte, perché altrimenti sarebbe una dittatura di una minoranza.

Sono molto scettico sul fatto che coloro che si stanno rendendo artefici di questo continuo ricatto sulla pelle delle istituzioni abbiano pienamente compreso la gravità del momento e l’opportunità di lavorare ad una vera svolta per il nostro Paese. Ho la sensazione invece che questi parlamentari, che porteranno per sempre l’infamia dell’egoismo qualora si ostinino a perdurare nel loro cieco egoismo, non riusciranno a scrollarsi di dosso il Verbo del Vaffa, e finirà che lo tsunami che hanno portato in Parlamento alla fine travolgerà anche loro, perché come dice il detto chi semina vento raccoglie tempesta: se continuano a seminare tsunami alla fine l’onda immensa, fomentata dal rancore, travolgerà anche loro.

Per il momento – come ha detto stamane Massimo Gramellini su la Stampa – un centinaio di vecchi uomini di chiesa stanno vincendo la loro partita di rinnovamento contro circa mille uomini e donne molto più giovani di loro.

E se i vecchi sono più innovatori dei giovani allora forse tutto è veramente perduto.

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