Social Rest

Sto seriamente tenendo in considerazione l’ipotesi di prendere un bel periodo sabbatico dai social network, azzerando le page su Facebook, limando la lista di following su twitter e evitando accuratamente forum e comunità on-line.

Il quantitativo di fango (e non solo, dato che il colore è identico) che ormai viene prodotto in rete è equivalente ad una sorta di bomba a grappolo lanciata non appena c’è qualche buona notizia grazie alla quale sperare.

Il meccanismo inquietante di tweet, share e reblog consente ad una qualunque puttanata di fare il giro del mondo ad una velocità pazzesca, moltiplicandosi come per magia in centinaia di migliaia di schizzi che arrivano da qualunque direzione.

E se l’ultimo esempio è la vicenda della presunta ombra che interessa il neo pontefice papa Francesco, ormai grazie ai meccanismi di divulgazione immediata di qualunque sciocchezza possa essere partorita nell’angolo più remoto del mondo, si raggiungono livelli di terribile paranoia e di sospetto permanente.

Come Vittorio Zucconi ha notato sul suo blog poco fa, la domanda di trasparenza – sacrosanta – sta trasformando chiunque in una massa di sospettosi, diffidenti e maliziosi individui, sempre pronti a cercare l’ombra e l’oscurità anche nei fatti che sembra possano essere portatori di luce.

Talvolta la mia timeline di twitter è tutto un vomitare di retweet pieni di rabbia e rancore che hanno la loro origine in una polemica politica e si portano dietro tutta la rabbia che il popolo italiano ormai vive da tempo.

È probabilmente l’effetto della Campagna Elettorale Permanente che ormai viviamo dal lontano 1994 quando Silvio Berlusconi scese in campo e fece – della tenzone politica – uno immenso e continuo stadio con due opposte tifoserie. Adesso poi le tifoserie sono diventate tre, di cui una guidata da un maestro dei social network che incita (ed ispira) la rete ad utilizzare ed invadere gli spazi virtuali, con cinguettii e post che poi fanno il giro del mondo sociale.

Astio, rabbia, tensione: probabilmente hanno tutti un’origine comprensibile, il disagio sociale, ma stanno trasformandoci sempre di più in macchine della polemica, sempre in guerra permanente con gli avversari trasformati in nemici, raggomitolati sui trespoli delle nostre convinzioni.

Forse l’unica soluzione è una sorta di embargo sociale, prendendosi un periodo di disintossicazione da twitter e facebook, ritornando alla sana abitudine – in autobus – di leggere i libri di carta!

Dal Social Work al Social Rest!

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