#conclave: ignorantia historiae non excusat

Saranno passati al massimo due o tre minuti, dopo il flebile extra omnes pronunciato da Mons. Guido Marini al termine del giuramento dei Cardinali Elettori, che su Twitter sono cominciati a piovere i soliti commenti stizziti sull’imponente macchina mediatica che giornali e network televisivi hanno messo su in questo ultimo mese aspettando soltanto questa frase.

Perché tutto questo interesse dei media?“, si chiedevano molti passerotti sul social network più istantaneo del pianeta. E forse il perché lo aveva spiegato proprio un non credente, Fausto Bertinotti, ospite di Paola Salluzzi a SKY TG24 pomeriggio. “L’errore da evitare è quello di commentare con le lenti della Politica un’elezione e un’istituzione che non è soltanto politica“, commentava l’ex Presidente della Camera ed ex Segretario di Rifondazione Comunista.

Eppure sarebbe bastato veramente poco agli uccellini in rete per comprendere perché i media di tutto il mondo fossero così impegnati a guardare l’elezione di un capo di stato assoluto e guida spirituale di un miliardo di cattolici in tutto il mondo. Bastava guardare la scenografia di questo spettacolo televisivo per capirlo: con tutto il rispetto per i grandi scenografi di Hollywood e Cinecittà, per i bravissimi grafici della Pixar o per gli straordinari disegnatori della Walt Disney, partecipare ad uno spettacolo sullo sfondo delle opere di Michelangelo e con le riprese degli esterni realizzati dal Bernini dà la cifra che in quel momento non era solo la Politica ma la Storia a guardare l’elezione del nuovo Romano Pontefice.

Eppure in quei 140 caratteri, che costituiscono ormai la principale modalità comunicativa di questo nuovo millennio (e la dice lunga sulla tristezza del tempo), l’unica cosa che leggevo era lo stesso scetticismo di quando – nel novembre di poco più di quattro anni fa – gli interrogativi della rete erano tutti per l’attenzione all’America ed alla Capitale dell’Impero che si accingeva a scegliere il suo primo Presidente di colore.

Non è necessario credere nello Spirito Santo, nella Chiesa Cattolica o in Cristo per capire che l’elezione del Papa di Roma non è una vicenda che riguarda il minuscolo Stato della Città del Vaticano. E basterebbe anche un po’ di realpolitik per capire che dalla scelta del Successore di Pietro si potrebbero aprire scenari imprevedibili per la nostra comunità nazionale e internazionale.

Ma come spesso capita in rete, specialmente dalla parte non credente della comunità social, il problema viene affrontato senza le lenti proprie di chi osserva fenomeni che trascendono dalla politica. Ed è un vezzo specie della nicchia della sinistra più oltranzista preferire che la stampa di certi argomenti non debba parlare nella consapevolezza, più o meno conscia, che se “non se ne parla” quel qualcosa non esista. A nulla evidentemente valgono le lezioni che periodicamente si prendono dentro le cabine elettorali, quando spesso un partito di sinistra entra papa e ne esce inesorabilmente cardinale.

Molti cinguettii si chiedevano cosa mai cambierà per la Chiesa e per tutti dall’elezione: ma la scelta di uno o di un altro cardinale certamente ha impatto sia sulla Chiesa stessa sia sulla comunità. E d’altronde che sia così la Storia ce l’ha insegnato, con le elezioni di pontefici come Giovanni XXIII che doveva essere di transizione e divenne – con il Concilio Vaticano II – un Papa di grande rottura, aprendosi al mondo e soprattutto con la forza dirompente della sua personalità scegliere definitivamente la vocazione della Pace per una Chiesa che ancora si leccava le ferite dal 1870 e dalle controversie con gli ultimi Papa Pio, l’XI e il XII, che durante la seconda guerra mondiale avevano assunto delle posizioni non proprio chiare.

Su Twitter si ha uno spaccato molto interessante del tipo di società e di comunicazione politica che ormai ci ha invaso: si tratta di una modalità comunicativa sempre alla ricerca della frase ad effetto, spesso urlata con la pancia e non con la testa, come spesso mi sono trovato ad imbattermi litigando con qualche esponente talebano a cinque stelle o berlusconiano.

E non fa certo eccezione il conclave, anzi: viene fuori tutto l’astio da una parte e l’adulazione acritica dall’altra, lasciando in mezzo, come una barca in mezzo al mare, chi vuole spendersi per realizzare un ponte fra le due visioni della vita, quella del credente e quella del non credente. Fra chi vuole essere laico veramente e chi invece trasforma il proprio non credo in una visione religiosa e fondamentalista non tanto diversa dai fondamentalisti religiosi, con l’unica differenza di sostituire il Dio dei Credenti con un non-dio o peggio con la tanto ormai adulata rete.

E se almeno alcuni tweet satirici fanno ridere chiunque (delizioso quello della fumata verde, immaginando lo spirito di Bob Marley materializzarsi nella Sistina), altri – quelli più insultanti – rendono molto ma molto poco piacevole seguire l’elezione del Papa sui social network.

E per niente sociale.

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