Indulgentia plenaria

Crucchi, sono solamente dei crucchi“, diceva un amico qualche tempo fa parlando dei tedeschi e del loro rifiuto a qualsiasi ipotesi di provvedimenti per la crescita in Europa. Non era e non è certo l’unico ad usare questi toni sprezzanti nei confronti del governo e del popolo tedesco. Sui giornali berlusconiani, pur di incensare il loro capo, si sparava a tutta pagina il volgare epiteto che caratterizzò il fondoschiena della Cancelliera della Repubblica Federale. Ma è giustificato un così forte risentimento?

Ieri su la Repubblica, Federico Rampini da New York, dopo averne accennato sul suo blog qualche giorno fa, ci raccontava uno studio di Morgan Stanley, ripreso dal Wall Street Journal, nel quale si analizzavano le economie dell’area euro come se avessero una loro moneta nazionale. Se la Germania addirittura sarebbe nelle condizioni di sopportare un’ulteriore rivalutazione dell’euro, Italia, Francia e altri paesi dell’eurozona avrebbero in realtà la necessità di una svalutazione, di almeno il 10% del valore della moneta comune. Un livello di 1,19 circa sarebbe ideale per far ripartire il made in Italy.

Tuttavia rimane cruciale una questione: come convincere i tedeschi ad allentare un tantino i cordoni della borsa e rischiare anche loro qualcosa, anche perché la Germania rischia di trionfare economicamente sulle macerie dell’Unione Europea,

Due possono essere le risposte alla legittima preoccupazione che serpeggia i popoli degli stati più deboli nell’eurozona: la prima è perfettamente rappresentata dai nostri due campioni di populismo, Berlusconi e Grillo, che propongono l’uscita dall’euro, il mandare al diavolo i nostri amici crucchi. L’altra invece è quella portata avanti delle forze politiche più responsabili e credibili a livello europeo, Monti e Bersani, che invece preferiscono la moral suasion nei confronti del governo Merkel e degli altri stretti osservanti della dottrina della bassa inflazione.

Sta lì il problema: nata con lo scopo di stabilizzare i prezzi la moneta unica, controllata dalla Banca Centrale Europea, è una specie unica nell’alveo delle valute. I tedeschi sono terrorizzati dall’aumento dell’inflazione che si avrebbe in conseguenza di politiche monetarie dissennate di svalutazione della moneta. La ragione di questa preoccupazione risiede nella loro storia: hanno il terrore dell’iperinflazione, sperimentata durante la cosiddetta Repubblica di Weimar che si concluse con l’ascesa al potere di Adolf Hitler.

Ed è questa una significativa differenza tra i tedeschi e noi italiani: in Germania tutto il popolo prova assoluta vergogna per quello che ha mostrato al mondo intero dal 1933 al 1945. Si sente tuttora responsabile dell’Olocausto degli Ebrei, porta con sé – nonostante sia trascorso quasi un secolo – la macchia indelebile delle deportazioni, dei campi di sterminio e del secondo conflitto mondiale nato proprio a causa dell’invasione della Polonia nel 1939 da parte delle truppe di Hitler.

Questo sentimento di vergogna ha fatto sì che le forze neonaziste e nazionaliste siano state sempre emarginate nella politica tedesca e raramente hanno potuto raggiungere qualche seggio importante e mai nel Bundestag, la Camera Bassa della Repubblica Federale Tedesca.

Viceversa noi in Italia, come popolo nel suo complesso, non abbiamo mai provato l’orrore per il nostro passato e anzi è cominciata una politica di revisione storica del Ventennio, edulcorando i crimini commessi durante il Fascismo, spesso in nome di una presunta parità di effetti durante la Guerra Civile. È ovvio che i morti sono tutti uguali ma non è possibile eguagliare le idee in nome delle quali si è perduta la vita.

Così nell’anno di grazia 2013, dopo 70 anni circa dall’Armistizio e della scandalosa fuga di Re Vittorio Emanuele III, siamo ancora a parlare di fascismo, di Mussolini, di cose buone. Cominciò Berlusconi proprio nel 1993 quando sdoganò il Movimento Sociale nelle elezioni comunali di Roma appoggiando Gianfranco Fini, molto prima della svolta di Fiuggi e della nascita di Alleanza Nazionale.

Il nostro Paese è stato molto diverso dalla Germania: siamo stati indulgenti nei confronti del fascismo, così come lo siamo stati nei confronti della deriva populista e partitocratica che sessanta anni di Democrazia Cristiana hanno contribuito a creare.

Siamo il popolo che si vende per un tozzo di pane. Siamo passati dal pacco di pasta di Achille Lauro alla restituzione dell’IMU degli ultimi giorni.

Forse ha ragione il mio amico e i tedeschi saranno anche dei crucchi. Certo è che nella migliore delle ipotesi noi italiani siamo degli immaturi irresponsabili.

Nella peggiore dei coglioni.

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