#Elezioni2013: il clown smascherato

Sebbene nei giorni scorsi sia stato abbondantemente sconsigliato da una mia amica, giustamente preoccupata per le condizioni della mia gastrite, di seguire la campagna in TV ho voluto ascoltare l’intervista di Giovanni Floris a Silvio Berlusconi, andata in onda ieri sera alla fine del dibattito a Ballarò.

Peccato che l’intervista sia andata in onda in coda alla puntata e non in prime time: il conduttore del talk show di Rai Tre ha dimostrato come – con le domande giuste e senza ammiccare l’interlocutore per far salire gli ascolti – Silvio Berlusconi va sistematicamente in difficoltà.

E appariva in tutta la sua pateticità quel suo rivendicare di essere stato l’imprenditore più importante d’Italia quando è semplicemente l’uomo che si è arricchito di più!

Che differenza con la trasmissione di Santoro! Ma quella non è stata TV: semplicemente uno show per due ego molto forti, tre se teniamo in conto anche Marco Travaglio, supremo censore di quasi tutti, tranne Grillo e Ingroia, dalle colonne del suo Fatto.

Giovanni Floris invece è semplicemente un giornalista: ha fatto domande, ha risposto con ironia a qualche provocazione e ha denudato il re di fronte alle sue giaculatorie sulla Costituzione, sui poteri del Presidente del Consiglio e sulle alleanze.

Si comprende benissimo perché Berlusconi preferisca Vespa o qualche altra trasmissione dove può fare quello che vuole con il microfono.

Ho trovato il Cavaliere veramente stanco di fronte Floris: aveva imparato bene la lezione ma quando il conduttore l’ha messo in un angolo, scoprendo il bluff delle sue proposte, è sembrato non trovare più tanto bene il bandolo della matassa, come faceva da giovane, e l’ha buttata sullo humor, campo nel quale è un vero maestro in campagna elettorale.

Ma l’espressione di Maria Rosaria Rossi, la deputata salernitana casertana dietro le sue spalle, fedele custode degli impegni del Cavaliere insieme a Bonaiuti e che ormai lo segue come un’ombra, ha tradito più di ogni altra parola non pronunciata la dura realtà nella quale si trova ormai il quattro volte Presidente del Consiglio: il tramonto. Lo seguiva con gli occhi preoccupati di chi, non potendo suggerire nulla alla star sul palco, si trova a seguire il copione con una certa apprensione, come se sapesse che non basteranno certamente i milioni di cinguettii che quotidianamente vengono riversati da Brunetta e dai numerosi account twitter riconducibili al Cavaliere per ribaltare non tanto una campagna elettorale bensì il tempo che passa e che ha chiesto il conto, a dispetto degli sforzi tricologici e plastici, anche a lui.

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