Se noi italiani …

Stamattina, aprendo il pezzo che la mia amica londinese aveva scritto sul suo food-blog, ho appreso che anche il Governo britannico sta pensando si tassare le bevande gassate. 20 pence a litro, scrive l’amica blogger, quindi circa 22 centesimi di euro. Ho commentato sul suo profilo Facebook ricordando che anche il governo italiano, lo scorso anno, provò ad inserire questo provvedimento. Poi fu cassato e il Ministro della Salute Balduzzi propose invece di aumentare il quantitativo di frutta nei succhi in commercio.

A suo tempo ne parlò anche Massimo Gramellini, vice direttore de la Stampa, nella sua consueta rubrica che ci dà il buongiorno a noi  lettori del quotidiano torinese. Questi faceva notare che l’imposizione fiscale sulle bevande gassate era l’ennesima trovata per fare cassa e non è di certo un provvedimento per la salute pubblica e per l’educazione alimentare dei cittadini.

Sono totalmente d’accordo con Massimo. Evidentemente anche il Governo di Sua Maestà, nonostante sia conservatore, qualche problemino di conti ce l’ha e non gli sta bastando il disegno di big society che sta rischiando persino di smantellare lo stato sociale inglese. In effetti, se si vedono i dati che fornisce il Fondo Monetario Internazionale, l’Unione Europea, l’OCSE, non è che il Regno Unito in termini di finanza pubblica stia messo benissimo e questo nonostante – come sosterrebbero i nostri euroscettici nostrani – abbiano tutta la possibilità di sostenere la loro politica monetaria stampando sterline nuove di zecca.

La nuova tassazione però non cambierebbe il problema: la salute.

Se c’è una cosa che noi italiani sappiamo fare bene, e i nostri connazionali all’estero spesso lo fanno addirittura meglio, probabilmente sentendosi come quegli amanti traditi dal loro amore, è spararsi sempre sugli zebedei, facendo notare sempre come sia più bella ed efficiente l’organizzazione oltralpe, mentre da noi – oggettivamente – fa schifo, senza però rendersi conto di quali pregi e di quali sani abitudini noi abbiamo.

Provate ad andare al centro di Roma, Milano, Firenze, … durante le pause pranzo degli uffici e confrontate le abitudini dei clienti in bar, caffè, ristoranti, trattorie, osterie, locande e bettole con quelle che potete vedere a Londra, Parigi, New York, Berlino e potrei continuare. Da noi – e spesso ciò parte dagli stessi esercenti – i menu a prezzo fisso comprendono la migliore bevanda che possiamo consumare: l’acqua. Sebbene sia anche cara, spesso, non manca quasi mai dalla tavola. Provate a fare lo stesso all’estero: le soda sono praticamente obbligatorie!

Il problema quindi non è che attraverso la leva fiscale, alzando quindi il prezzo delle bevande, che si dissuadono taluni comportamenti, semmai è proprio il contrario, cioè rendendo quindi economicamente conveniente l’acquisto di bevande non gassate (e soprattutto l’acqua minerale che costa scandalosamente tanto fuori Italia!) ed investendo massicciamente nell’educazione alimentare dei consumatori.

Qui non si tratta di stabilire se la dieta mediterranea sia migliore della dieta a zona, se la cucina italiana è migliore di quella spagnola, se i vini italiani sono migliori di quelli francese. Non si tratta di food marketing, ma di salute.

Nel corso dei miei viaggi negli Stati Uniti, ho attraversato in automobile 13 stati più il Distretto di Columbia. Abbiamo più volte mangiato in ciascuno di essi ed ogni volta ho notato sempre la stessa cosa: l’abuso di bevande gassate anche e soprattutto fuori dai pasti. E se mia moglie ed io ci divertivamo a comprare il gallone d’acqua (circa 4 litri in US, poco di più nel Regno Unito), poiché entrambi beviamo moltissimo oro blu e le bottigliette di mezzo litro ti possono costare una fortuna, non potevamo non notare come la stragrande maggioranza degli americani, di qualunque età, si dissetava con soda.

Puoi anche aumentare quanto vuoi il costo di una lattina di coca-cola, di una sprite, di un Dr. Pepper, ma il volume dei consumi è talmente alto che certamente non è la leva fiscale che farà cambiare le abitudini a quelle latitudini e longitudini del globo terracqueo!

Per una volta noi italiani abbiamo la ricetta migliore: bere acqua.

Ora se da qualche parte la smettessero di pensare che in Italia si mangia soltanto pizza e pasta, che tutti suoniamo il mandolino e che abbiamo un parente implicato in qualche strage di mafia, se qualche volta indossassero anche delle lenti neutre, anziché le solite piene di pregiudizi, se non si fermassero a pensare che la nostra classe dirigente si esaurisca con Silvio Berlusconi (che comunque prima o poi finirà anche lui la sua parabola, a meno che sia veramente eterno!), se ogni tanto si facessero qualche bagno di umiltà allora forse riuscirebbero anche scoprire  le cose positive che possano esserci all’estero. Così come noi abbiamo da imparare moltissimo dall’educazione civica e comunitaria dei paesi anglosassoni, soprattutto in tema di diritti civili, così forse anche loro possono imparare qualcosa da alcune sane abitudini che da queste parti continuiamo ad avere.

Forse non molti sanno che se a Londra, Washington e Parigi hanno l’acqua corrente (e le fogne) dentro casa è in fin dei conti merito dei nostri antenati che costruirono i primi acquedotti (e le prime reti fognarie) proprio nella città dalla quale scrivo! E forse siamo talmente abituati a imprecare contro mezza volta celeste ogni volta che ci troviamo sulla tangenziale est di Roma, che non ci rendiamo conto che quegli archi che sovrastano Viale Castrense altro non sono che pezzi di Acquedotto Romano.

Non so se Roma sia diventata grande per il clima o per la posizione geograficamente invidiabile in mezzo al Mediterraneo: so soltanto che una cosa veramente buona della Capitale dell’Impero Romano ieri e di questa scalcagnata Repubblica oggi è l’acqua cittadina. Sarà calcarea per quanto vogliamo, manda in tilt i nostri elettrodomestici e le nostre caldaie devono subire manutenzioni troppo frequenti, ma evidentemente è riuscita a fortificare le nostre ossa!

Beviamo acqua, quindi, meglio delle soda!

E se proprio mangiamo bene un bel goccetto di vino buono vale più di tutte le soda del mondo! E concilia anche il buon umore!

Annunci