La sintesi e la rete

L’occasione di questo post me l’ha data una chiacchierata conviviale con amici sul Natale a scuola, dove ormai anziché includere ogni cultura, specialmente in una società multietnica nella quale ormai siamo immersi, si è ormai giunti all’esclusione di tutte le tradizioni. Un amico, ascoltando l’innovativa recita natalizia in una scuola romana, commentava sarcasticamente prendendo spunto dalle ultime reazioni al messaggio pontificio per la giornata mondiale della pace del prossimo capodanno.

In effetti le reazioni in rete e sulla carta stampata sono state vibranti.

Incuriosito dalle parole del Santo Padre, riportate dalla stampa, ho preferito leggere l’intero messaggio pontificio sul sito della Santa Sede. Anche perché Ratzinger è uno studioso assai misurato e scrupoloso e mi sembrava troppo cruda la sintesi che giornali, siti e agenzie avevano riportato.

Se avete tempo leggete il messaggio scevri di qualunque pregiudizio: non c’è nulla – a mio avviso – di nuovo, niente che già la Chiesa Cattolica non abbia espresso nel tempo, sia su cose che condivido, sia su temi nei quali la mia posizione è assai distante dal pensiero del Pontefice che comunque sottolinea come alcuni principi non sono “dettami di fede” e questo un tantino mi consola, perché significa che anche nella comunità religiosa si può continuare a pensare, senza trovarsi la spada di Damocle del dogma e dell’infallibilità papale.

Quanto al passaggio incriminato dai media, quello sulle nozze omosessuali, riporto testualmente quanto scrive Papa Benedetto XVI:

Anche la struttura naturale del matrimonio va riconosciuta e promossa, quale unione fra un uomo e una donna, rispetto ai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale.

Questi principi non sono verità di fede, né sono solo una derivazione del diritto alla libertà religiosa. Essi sono inscritti nella natura umana stessa, riconoscibili con la ragione, e quindi sono comuni a tutta l’umanità. L’azione della Chiesa nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa. Tale azione è tanto più necessaria quanto più questi principi vengono negati o mal compresi, perché ciò costituisce un’offesa contro la verità della persona umana, una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace.

A me sembra evidente che i principi di cui parla il Papa, in tema di matrimonio, siano poi sempre i soliti e cioè di primato del matrimonio quale unione fra un uomo e una donna. E che l’equiparazione giuridica ad altre forme di unione costituisce il danno, la ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace. Ora è evidente che la sintesi “matrimoni gay minacciano la pace” – come riportata da tutti i media – sia una forzatura giornalistica: per la Chiesa il matrimonio uomo-donna viene prima di ogni cosa (sai che novità) ed è questa negazione, del primato, a costituire una ferita alla giustizia e alla pace. Tuttavia per la prima volta in un documento ufficiale noto che non c’è nessuna preclusione ad altre forme giuridiche di riconoscimento delle coppie e questo non mi sembra poco.

Mi rendo conto, cercando di guardare con distacco questa vicenda, di come la rete, i social network, sono strumenti veramente micidiali, per semplificare, per amplificare e infine per creare confusione.

Noto infine che il messaggio papale, a parte i passaggi su aborto ed eutanasia che non condivido, e questo sul primato del matrimonio per il quale lo comprendo ma mi sembra si possa rivolgere soltanto ai propri fedeli, sia proprio un bel messaggio. D’altronde il discorso delle Beatitudini di Gesù è veramente un messaggio forte e da apprezzare anche da chi non ha fede.

Forse una vera laicità nello stato italiano si raggiungerà non soltanto quando la Chiesa smetterà di intrufolarsi nelle scelte libere della politica italiana, ma anche quando la stessa classe politica e dirigente italiana smetterà di dipendere dal pensiero (e dai voti) di Santa Madre Chiesa e comincerà a volare più alto.

E forse servirà pure che tutti gli operatori di informazione, blogger compresi, cominciassero a leggersi approfonditamente i documenti anziché rimbalzarsi in rete cinguettii e stati d’animo ….

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