Vietato toccare il Grillo

Ieri Francesco Merlo, editorialista de la Repubblica, ha chiamato Radio Tre dove Stefano Feltri, giornalista del Fatto Quotidiano, aveva letto l’editoriale di Marco Travaglio che rispondeva all’articolo del giornalista catanese del quotidiano fondato da Scalfari. Lunedì Merlo, con il suo consueto sarcasmo, aveva messo in luce gli aspetti più beceri della modalità comunicativa di Grillo. Ovviamente la risposta a Merlo non si è fatta attendere ma anziché arrivare dall’ex comico ormai politico (lo chiamo così come lo ha definito il Wall Street Journal, molto meno ipocrita delle nostre testate giornalistiche) è giunto da Marco Travaglio che ormai è di fatto il portavoce ufficiale del Movimento Cinque Stelle.

Quello che Travaglio e gli attivisti pentastellati continuano – volutamente e colpevolmente – a non capire è che Grillo non è un più comico: è un capo politico, perché tale si è definito in quell’assurdo comunicato politico numero 53, perché è il proprietario del simbolo (e difatti con raccomandata toglie la possibilità di utilizzo a consiglieri eletti) e perché è sul suo blog, beppegrillo.it, che ha la (non) sede il (non) partito. E un leader politico non può parlare così non tanto dei suoi avversari ma anche di quell’ottanta per cento degli italiani che non vota il suo movimento, non soltanto perché non vanno sulla rete altrimenti verrebbero folgorati come San Paolo, ma perché la pensano in maniera diversa (it’s democracy, baby!).

E così come ci si scandalizzava se Berlusconi parlava di comunisti che mangiavano bambini, di elettori di sinistra che eravamo coglioni, perché la violenza verbale di questo partito viene giustificata proprio dal Fatto che nel passato non ne ha fatto passare una al Cavaliere?

Questa è la ragione principale della profonda delusione che nutro nei confronti di questo giornale, che è stato un evento editoriale quando è stato presentato e che sembrava un vero esempio di giornalismo, finanziato inizialmente con abbonamenti, che non faceva sconti a nessuno.

Ma ecco che – tramontato Berlusconi e con il Movimento di Grillo a due cifre – adesso è diventato un giornale non soltanto schierato (normale) ma un organo ufficiale della propaganda grillina.

E questo diventa inaccettabile specialmente quando un sedicente liberale alla Montanelli, che al Padrone Berlusconi rispose con una pernacchia (Domine non sum dignus, all’offerta della tomba nel Mausoleo di Arcore), come Travaglio è così appiattito sulle posizioni del leader Grillo da far rabbrividire Pravda e Tass.

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