Bagno di realtà

Tornato a casa, ieri sera, trovo in mezzo alla posta la relazione dell’AVSI sul sostegno a distanza che mia moglie ed io ormai facciamo da oltre sei anni, da quando – poco prima di sposarci – adottammo a distanza Violeta (qui accanto con me!), una bambina (ormai adolescente) di Gonzalez Catán, paesino poverissimo nella provincia di Buenos Aires.

Abbiamo conosciuto Violeta durante il nostro viaggio di nozze e quell’incontro è rimasto per sempre indelebile nella nostra mente e nel nostro cuore. Ieri abbiamo ricevuto notizie confortanti: la ragazza cresce bene, ha finalmente una buona stabilità familiare e ha pure il suo primo fidanzatino! Vorrebbe anche venire a trovarci qui in Italia perché amerebbe fare tanti viaggi!

Poi la responsabile del progetto umanitario ci informa delle condizioni igieniche della nuova casa di Violeta, esprimendo grande soddisfazione perché finalmente ha l’elettricità e l’acqua corrente, anche se non potabile.

Quando leggo di queste condizioni, così distanti dalle nostre e da quelle dei nostri di bambini, è come farsi un bagno in una vasca piena di umiltà. Pensare che ci sono ancora famiglie, in un paese che da abbastanza ricco si è ritrovato con un’enorme strato di povertà dopo la crisi del 2001, che vivono in baracche, dove l’elettricità è arrivata da poco (e quindi immagino anche il riscaldamento non sia ottimale), dove l’acqua lavarsi c’è ma non la puoi bere, ti fa sentire veramente un privilegiato e ringrazi la cicogna di averti lasciato sotto un cavolo occidentale.

Leggere da quelle relazioni che il nostro modesto contributo annuale, poco più di 300 euro, serve anche per cure mediche, nutrizionali e dentistiche da un lato ti fa sentire orgoglioso del progetto di cui fai parte, ma dall’altro ti mette una forte malinconia al solo pensiero che ci sono bambini che magari si beccano un’influenza, come se la becca mia figlia a scuola, ma non hanno a disposizione i farmaci e si terranno le conseguenze per tutta la vita (Violeta ad esempio ha problemi uditivi probabilmente dovuti a qualche otite non curata per le precarie condizioni sanitarie ed economiche).

Leggi che in un paese dove si mangia probabilmente la migliore carne del mondo (e Dio solo sa quanta ne ho mangiata io!), dal manzo delle Pampas al fantastico cordero patagonico, l’agnello dei pascoli del Sud, ci sono bambini che soffrono di problemi nutrizionali per carenza di proteine e ti verrebbe voglia di spaccarlo questo mondo!

 

p.s. La foto qui sopra l’ho scattata durante un’escursione all’Estancia El Galpón, vicino El Calafate, Provincia di Santa Cruz, nei pressi del Ghiacciaio del Perito Moreno. L’agnello si cucina in questo modo (è questo l’asado a differenza della grigliata – la parillata – che è preparata su un normale barbecue) ed è squisito!

 

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