La posta di Markov

Non credo che Andrej Andreevič Markov  avesse in mente gli uffici postali italiani quando teorizzò le sue catene e i suoi processi!

Le nostre poste sono le uniche al mondo nelle quali all’aumentare dei serventi e all’invariare del numero di clienti il tempo di attesa aumenta all’infinito!!!

Ora scherzi a parte ma è mai possibile che siamo l’unico popolo, di quella parte di mondo che si autodefinisce civilizzata, ad avere ancora tutti questi bollettini da dover essere pagati ad uno sportello e per giunta in contanti? Sono forse gli americani, soprattutto quelli più anziani, più intelligenti dei nostri vecchi connazionali e più arzilli cerebralmente, da adoperare le loro carte di credito/debito per ogni cosa?

E quale motivo – di grazia – gli uffici postali, che dovrebbero curare la posta (così dice la parola, no?), si sono trasformati in classiche filiali di banca senza garantire tempi di attesa accettabili per chi va alla posta per spedire una raccomandata, un pacco, un’assicurata, cioè per usufruire del servizio principale della posta?

 

p.s. sono inviperito perché ho perso quasi mezzora del mio tempo ad aspettare venti persone in coda, due sole delle quali dovevano spedire come me una raccomandata, mentre le altre dovevano fare comuni operazioni di pagamento di bollette (che io faccio comodamente alla mia scrivania o – se utenze – le domicilio sul mio conto) o prelievi allo sportello di contante

 

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