Il Monopoli del Palazzo

Stavo riguardando la puntata della trasmissione di Lilli Gruber, Otto e Mezzo, di venerdì sera, con ospite il Presidente della Camera Gianfranco Fini:

Ora sebbene io comprenda che la domanda iniziale della Gruber fosse importante e che il disgusto della terza carica dello Stato sia effettivamente molto forte, per la nota vicenda di Montecarlo, mi piacerebbe sapere se Gianfranco Fini provi – nei confronti di Silvio Berlusconi – lo stesso forte disgusto per il fatto che questi, nel 2008, sempre che Lavitola racconti la verità, si sia adoperato – comprando (sic Lavitola dixit!) senatori – affinché il Governo Prodi II, quello che nemmeno un mese prima aveva approvato la legge finanziaria senza nemmeno ricorrere alla fiducia finale (penso caso unico e raro nella storia parlamentare repubblicana e del Regno!).

O forse l’argent del Cavaliere era profumato quando si trattava di festeggiare a Palazzo Madama a mortadella e champagne?

Non si ricordano infatti delle manifestazioni di disgusto dalle parti di Alleanza Nazionale, confluenda all’epoca nel Popolo della Libertà, per il fatto che il Governo presieduto dal professore emiliano fosse stato abbattuto grazie ai servigi del faccendiere Lavitola (a proposito: ma c’è un corso di laurea per fare il faccendiere?).

Così, giusto per sapere, se questo ravvedimento operoso da parte del Presidente Fini sia frutto soltanto del proprio interesse personale (la vicende di Montecarlo) o un percorso personale che gli porterebbe anche ad un pentimento sincero per le vicende del gennaio del 2008 che aprirono la strada al patto elettorale, l’ennesimo!, con Silvio Berlusconi con la poltrona di Montecitorio come merce di scambio.

Così, giusto per sapere, se il mancato disgusto per quanto accaduto quattro anni orsono fosse consono ad un ex Ministro degli Affari Esteri della Repubblica!

E capirà, il capo di Futuro e Libertà, che si fa parecchia fatica a credere che giusto giusto per quella vicenda della compravendita di senatori nella componente più vicina a Fini non avesse avuto nessun sentore che il Cav. stesse acquistando nuovi adepti alla sua causa decennale contro il professor Prodi.

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