Ricapitoliamo

Dunque vediamo se ho capito bene quello che venti anni fa è successo, seguendo le deposizioni all’Antimafia di Vincenzo Scotti e Claudio Martelli, all’epoca ministri dell’Interno e della Giustizia ed esponenti di spicco della Democrazia Cristiana e del Partito Socialista Italiano (l’ultimo, Martelli, eletto a Palermo con moltissime preferenze). Dopo la strage di Capaci viene eletto Oscar Luigi Scalfaro al Quirinale: questi – impressionato evidentemente dall’escalation militarista di Cosa Nostra – chiede una trattativa all’ala moderata (sic) della Mafia Siciliana, impersonata – secondo la ricostruzione – da Bernardo Provenzano. L’ormai anziano boss, per chi se lo fosse dimenticato, veniva soprannominato Binnu lu Tratturi, il trattore, per la ferocia con la quale sopprimeva le sue vittime (quindi verrebbe da dire moderato de che?). E per questa ragione, poiché invece Scotti e Martelli si opponevano a trattare con la Mafia, che vengono sostituiti con Mancino e Conso (ques’ultimo ex Presidente della Consulta).

Tutto questo avviene all’insaputa dell’allora Presidente del Consiglio dei Ministri Giuliano Amato, a meno che l’ex due volte premier mente, come sostiene il suo ex compagno socialista Martelli.

Contemporaneamente, a Milano, Marcello Dell’Utri – che la Cassazione ha definitivamente stabilito che fu il trait d’union fra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi a Milano, almeno fino alla fine degli anni 80 – organizza con il suo amico di sempre un nuovo partito, Forza Italia, che imbarca la stragrande maggioranza di democristiani e di socialisti e stravince le elezioni del 1994 (anche per manifesta stupidità di popolari e pattisti, nel senso di Mario Segni, che preferirono andare da soli anziché allearsi ai progressisti in un sistema maggioritario uninominale, follia pura). Non mi sembra di ricordare che Claudio Martelli e Vincenzo Scotti fossero così avversi a Berlusconi, anzi! Il secondo è stato anche sottosegretario del quarto governo presieduto dal Cavaliere.

Comunque seguendo questa logica il Presidente Scalfaro chiede di portare avanti questa trattativa, viene sacrificato Borsellino (e gli agenti di scorta che dimentichiamo troppo spesso quando parliamo delle stragi) e finalmente si torna a rapporti normali fra Stato e Mafia, secondo un’interpretazione diciamo cavouriana: libera mafia in libero stato (o viceversa …). Scalfaro a questo punto dopo le elezioni del 1994 nomina Silvio Berlusconi capo del Governo. Ora se Berlusconi, con Dell’Utri, faceva parte del sistema di normalizzazione dei rapporti con Cosa Nostra, probabilmente il Presidente emerito della Repubblica avrà cercato di confondere le acque quando ebbe ritrosia a nominare Cesare Previti alla Giustizia (e difatti fu dirottato alla Difesa) e quando fece le pulci (ci sono fiumi di articoli sul tema!) a Silvio Berlusconi e al suo conflitto di interesse prima di dargli l’incarico.

Dopo sette mesi il presidente Scalfaro, evidentemente preda di sensi di colpa per la trattativa, diventa il dominus di quello che passò alla storia come il ribaltone e la nascita del Governo Dini. Lo stesso Capo di Stato diventa successivamente un acerrimo avversario di Berlusconi.

Ora a me sembra un tantino romanzata tutta sta vicenda, anche perché descriverebbe un Capo dello Stato in preda ad un serio disturbo bipolare perché da un lato si adopera affinché l’ala moderata di Cosa Nostra tratti con lo Stato e poi avversa l’esponente che – con il suo partito – sembra abbia incarnato proprio quei rapporti e quella trattativa. Insomma abbiamo avuto per sette anni al Quirinale un autentico pazzo …

Ah dimenticavo, piccolo particolare: Scalfaro non può né confermare né smentire Scotti e Martelli.

 

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