Santi, poeti, navigatori e … farabutti

Con tutti questi governanti ladri come pensa che possa funzionare il trasporto pubblico!“, tuonò la signora accanto a me sul bus 217 che mi portava ieri pomeriggio alla stazione Termini di Roma. “Rubano anche negli altri Paesi” – rispose il giovane conducente del bus, litigando nel frattempo con qualche congiuntivo, “solo che lì sono pochi, qui sono 1400!!!“.

Non so come io abbia fatto ma mi sono limitato a sorridere, senza alimentare la polemica ma limitandomi ad ascoltare il dialogo fra i due cittadini indignati. E poi mi sentivo un tantino responsabile essendo stato io ad aver provocato tutto poiché stavo lamentandomi del sistema frenante della vettura, che rischiava di schiantarci sulla vetrata di separazione fra passeggeri e conducente!

Ma in realtà c’era anche un’altra ragione che mi ha spinto al silenzio: mi sono chiesto, in quel momento, se i due dialoganti si rendessero conto che purtroppo i nostri governanti, che loro tacciavano in massa di esser ladri, fossero in realtà espressione della società molto più di quello che siamo soliti pensare.

Stavo infatti dirigendomi alla principale stazione ferroviaria di Roma per ritornare in Umbria e andare a recuperare la mia moto, che avevo dovuto lasciare ad un’officina Honda a Spoleto poiché sono stato vittima (o meglio lei, la moto!) del solito scherzetto del carburante. In questa estate, calda non soltanto per la temperatura ma anche per il prezzo della benzina che ha anche toccato quasi le famose cinquemila lire a Panarea, abbiamo addirittura appreso che un distributore su tre erogava benzina mescolata ad altro.

Nel mio caso, il giorno in cui ho ritirato la moto dal corriere che l’ha riportata a Roma, dopo un soggiorno (per lei) di oltre tre anni alle pendici dell’Etna, ho fatto il pieno ad un distributore dal quale – evidentemente – è uscita benzina mischiata a gasolio.

Ora probabilmente i giapponesi della Honda, costruttori della mia vecchia Hornet 900 del 2002 (ha già compiuto 10 anni, la piccola!), non hanno pensato – nel progettare il propulsore da 110 cavalli – che queste moto in Italia non solo devono girare su strade piene di buche e di dossi, con effetti nefasti per la schiena dei piloti e per le forcelle delle moto, ma anche devono essere alimentate da una pappa, il carburante, che può essere anche avariato (e di brutto!).

Così per guadagnare su un pieno di 25 euro, che so, 2 euro, forse anche meno, il danno che mi hanno procurato è stato di oltre 200 volte tanto! Ripeto duecento volte! Ho stimato infatti il costo dei danni subiti, fra ricambi, manodopera e carburante, di oltre 500 euro: dapprima infatti avevo sperato che avendo percorso poca strada il cambio della benzina, svuotando il serbatoio, potesse essere sufficiente (primi 65 euro, considerando la benzina buttata nel …!).

Poi è stato il turno del secondo intervento, sostituzione di tutte e quattro le candele e messa a punto del motore (altri 75 euro) e quindi un altro pieno (altri 25 euro!). Il secondo meccanico mi esorta allora a fare una bella passeggiata verso Rieti perché la moto ha bisogno di camminare per pulirsi. Decido quindi che forse potrei farla pulire maggiormente virando l’itinerario suggerito più verso la Flaminia che la Salaria, andando a trovare moglie e figlia a Spoleto. E lì è cominciata un’Odissea attraverso l’Appennino Umbro. La moto non va: i 110 cavalli sembravano come storditi ed erano diventati non cavalli scattanti ma dei vecchi ronzini da traino. Accelerando a manetta, la massima velocità raggiunta è stata l’esorbitante (110 km/h!!!) che quasi mi deridevano anche le Fiat Panda che mi sorpassavano sull’Autostrada del Sole.

Sembrava bulimica: quattro pieni sono serviti per arrivare nella cittadina di mia moglie e per di più una volta, a Narni, ha terminato l’ultima goccia del suo prezioso latte in mezzo al nulla, fortunatamente a un chilometro circa da un distributore. Giunto a destinazione, la mattina dopo una bella chiazza di un non meglio identificato liquido sommerge il cavalletto! Decido quindi di portare la moto all’Officina Honda spoletina e aspetto con ansia il responso.

L’altra sera il meccanico mi chiama e mi dice che è stato in grado di sciogliere la prognosi, dimettendo ieri sera dal loro ricovero la mia piccolina alla modica cifra di 280 euro (la nafta aveva sommerso tutto ed è stato necessario ripulire totalmente i pistoni e i cilindri, con quattro ore di manodopera)!

Più naturalmente un altro pieno di benzina buttato!

Alla fine considerando tutto il carburante buttato al vento, letteralmente, questo giochino per guadagnare un’inezia dal singolo, ma forse molto per i grandi numeri dei distributori, è costata oltre 550 euro e chissà, anche denunciando l’accaduto, quanto potrò recuperare di quello che è recuperabile.

Quello che più mi fa arrabbiare è che troppa gente di fronte a fatti del genere poi la fa franca: magari a fronte delle ispezioni se la potranno pure cavare con una sanzione, ma questi qui hanno imbrogliato, hanno truffato e creato danni. Insomma sarebbe un reato ma perseguirlo ed accettarne la responsabilità è impresa ardua, se non impossibile.

Resta l’amarezza, cara la mia signora del 217, che i nostri governanti saranno pure tutti ladri come dice lei (anche se odio questa asserzione perché tutti ladri equivale a nessun ladro) ma forse sono semplicemente espressione di una società che quando può cerca sempre la scorciatoia, anche illegale, anziché perseguire legalmente i propri interessi per i propri leciti e giusti profitti.

Fortunatamente stamattina la mia piccola belva sembrava quasi completamente ristabilita, una volta giunta a Roma. Forse avrà ancora qualche cavallo sedato e magari si risveglierà marciando ancora un po’ sulle strade dissestate della Capitale.

Sperando sempre che il latte che da domani mangerà sarà migliore ….

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