Quando finiranno tutte queste polemiche?

Quando finiranno tutte le polemiche quotidiane, tra giornalisti permalosi e poco inclini al riso, tra politici, tra cittadini, forse finalmente nel nostro Paese si recupererà un po’ di serenità e si tornerà anche a sorridere, dato che adesso sembra che dobbiamo per forza avvitarci lungo la via della depressione, fra spread, ritorno del Cavaliere, trattative stato-mafia,  …

Leggevo stamattina la prima pagina del Fatto Quotidiano e mi sono sentito sollevato perché a scuola, evidentemente, un tantino di Educazione Civica l’abbiamo studiata!

Ricordo ancora nel 1988 quando il prof. di Storia ci parlò di questo articolo 90 della Costituzione:

Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.

In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.

Ci spiegò come ogni atto del Capo dello Stato dovesse essere controfirmato dal Presidente del Consiglio dei Ministri, dal Ministro proponente o  – se un atto proprio della Presidenza della Repubblica – dal Segretario Generale del Quirinale. Sorridevo a quel tempo perché immaginavo che Cossiga, all’epoca al Colle, potesse divertirsi a far scherzetti, tanto sarebbe stato Gifuni, allora Segretario Generale, ad assumersi tutta la responsabilità. In effetti da lì a qualche tempo il Presidente sardo cominciò a picconate e infatti il PDS di Occhetto stava pensando proprio all’impeachment!

Ora bastava solo questa semplice lezioncina di Educazione Civica a Padellaro e a Travaglio per evitare quel titolo di oggi, stupido a mio giudizio con quel suo “Napolitano arresta la Procura di Palermo” perché è del tutto evidente che il Capo dello Stato sta cercando di tutelare l’istituzione Presidenza della Repubblica e non se stesso. E poco vale l’esempio di Scalfaro (che non aveva nulla da nascondere secondo Travaglio). Non significa che l’attuale inquilino del Quirinale abbia qualcosa da nascondere se ritiene che sia stata lesa qualche prerogativa.

E c’entra come il cavolo a merenda il paragone che lo stesso giornale, in ottima compagnia dei soliti quotidiani berlusconiani, fa riportando l’esempio delle intercettazioni su Berlusconi: il Presidente del Consiglio non è irresponsabile come il Capo dello Stato, la Costituzione non lo prevede!

La cosa che più mi disturba non è sapere che cosa si siano detti Napolitano e Mancino, dato che già la Procura di Palermo ha detto che è irrilevante. Ma sollevare – di fronte a un vuoto normativo – il conflitto di attribuzione alla Consulta doveva far saltare di gioia al Fatto Quotidiano poiché in questo modo Giorgio Napolitano si piega – come Capo dello Stato, rappresentante dell’Unità Nazionale – soltanto di fronte alla Costituzione, quindi al Popolo sovrano.

Ma evidentemente il gusto della polemica fine a se stessa, per vendere qualche copia, per tenersi cari gli abbonati giustamente incazzati per la crisi economica, probabilmente varrà la pena per duellare, una volta finito il regno del Cav. (almeno per ora), con chiunque rappresenti il potere (legittimo e costituzionale, non dimentichiamolo) sia esso Giorgio Napolitano, Mario Monti, Elsa Fornero, Corrado Passera ora, Silvio Berlusconi, Giulio Tremonti, Romano Prodi, Massimo D’Alema, Carlo Azeglio Ciampi e via ricordando prima.

Confesso che questo modo di intendere il giornalismo non mi piace proprio. Non è che gli altri sono cretini e voi tutti intelligenti, cari amici del Fatto!

 

p.s. stamattina è stato assolto dal GUP di Palermo l’ex ministro Saverio Romano, imputato in concorso esterno in associazione mafiosa. Sono contento di questo, perché avere avuto un ministro in odor di mafia non è stato bello. Tuttavia il TG2 delle 13 ha dato la notizia in maniera originale: dopo aver letto l’agenzia la conduttrice ha ricordato agli spettatori che “fu proprio questo processo a far dimettere Romano”. Ovviamente ciò è falso: Romano non si volle proprio dimettere e quando venne nominato Ministro per le Politiche Agricole e Forestali, che in Sicilia ha qualche interesse, il Capo dello Stato (sempre quello che intrallazza secondo Padellaro e Travaglio) espresse molte perplessità all’allora Primo Ministro proponente. Non solo: la Camera anche su una mozione di sfiducia individuale ma l’assemblea di Montecitorio la respinse. Romano non si dimesse mai, cessò dall’incarico nel momento in cui Mario Monti formò il nuovo Governo. 

In Rai evidentemente piace raccontare un’altra storia, d’altronde la campagna elettorale è già cominciata!

 

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