Meglio il curling in TV

Se fossi un giornalista e avessi la possibilità di intervistare il portiere (e capitano) della Nazionale Gigi Buffon gli chiederei: “ma non potevi scommettere su un altro sport? Che so? Il curling?“.

Perché quello che proprio non riesce ad entrare nella testolina degli italiani è proprio il concetto base del cosiddetto conflitto di interessi che non è purtroppo solo dell’ex Presidente del Consiglio ma è insito in qualunque attività professionale o imprenditoriale che si compie quando vi possono essere degli interessi legittimi, ma privati, in contrasto con gli interessi della collettività.

È un concetto molto semplice tutto sommato, dove non è che sia necessaria una particolare competenza scientifica …

Eppure quello al quale stiamo assistendo, in ambito calcistico, è il solito spettacolo infantile: dalla carta stampata alle TV, dai talk show alle chiacchiere da barbiere ancora una volta gli italiani non sono sanno scrollarsi di dosso l’immatura concezione che hanno della vita e cioè che la stessa tua esistenza sia funzione del tifo per una squadra (o per un partito): ecco che vediamo juventini difendere a spada tratta non soltanto il loro portiere, ma anche il loro allenatore, Conte, nonostante quest’ultimo sia stato oggetto di perquisizione da parte della Magistratura per eventi che si rifanno al periodo in cui allenava un’altra squadra. E lo stesso avviene con i laziali, gli atlantini ecc. ecc. Nessuno che riesca ad alienarsi, per un secondo, dalla sua squadra del cuore e ragioni in maniera obiettiva.

Poi abbiamo un capitano (ah, poveri Zoff, Scirea, Baresi e Maldini …) che in conferenza stampa spara ad alzo zero contro i PM di Cremona e contro la Magistratura, degno di un altro personaggio già citato inizialmente.

Nessuno a cui venga il dubbio ad esempio che forse non è proprio normale che calciatori scommettano sulle partite …. anche se queste scommesse fossero tutte legalissime!

In Inghilterra si scommette su ogni cosa e da sempre: ma qualcuno ha mai sentito parlare di calcioscommesse?

A quelli che ogni giorno giustamente dicono di non fare di tutta l’erba un fascio direi: ma possibile che non vi accorgete di quanto marcio sia oggigiorno il gioco del pallone? Su la Stampa di oggi è dato ampio risalto anche ad un presunto ricatto – da parte di Sculli del Genoa (quello che parlò con gli ultras del Grifone per chiedere loro il permesso di indossare nuovamente le maglie di gioco e fare il loro mestiere di calciatore!) – ad un suo compagno di squadra, Luca Toni, pressato per via di fotografie non proprio ortodosse, a suo dire, che sarebbero state in procinto di essere recapitata alla compagna dell’attaccante campione del mondo nel 2006.

Nel frattempo abbiamo avuto – come già accennato nello scorso post sul tema – passaporti falsi, bilanci falsi, debiti spalmati su dieci anni (poi ridotti a cinque) quando la gente normale le tasse le paga puntualmente, scommesse, arbitraggi condizionati, biscotti, arresti, condanne (sportive e non), infiltrazioni mafiose, ultras che bloccano il derby di Roma inventando un morto (per colpa ovviamente della polizia), morti, feriti, incidenti, incendi,  …

E poi ancora ci meravigliamo che gli stadi italiani siano vuoti mentre in tutta Europa no?

Meglio guardare il curling allora …

O.T. Qualcosa sul 2 giugno e sui festeggiamenti. Mi sono cadute le cosiddette … quando ho cominciato a vedere che su twitter si prendeva come esempio Arnaldo Forlani e il suo stop alla parata militare dopo il terremoto del Friuli. A me sta sembrando un altro aspetto del modo schizofrenico di vivere la vita e la crisi: sarà che dopo essere stati anestetizzati per venti anni ormai non riusciamo proprio più a distinguere, a ragionare, a capire le ragioni del perché esistano alcuni giorni in rosso nel calendario.

La scorsa settimana sono tornati alla carica anche alcuni deputati del PDL che proponevano di nuovo l’abolizione del 25 aprile e del 1° maggio, con la scusa della produttività, ma con l’evidente continuo pensare che quei due giorni siano giorni di sinistra e non giorni dell’Unità del Paese. Purtroppo – e di questo mi vergogno veramente un po’ – siamo un popolo misero da un punto di vista di orgoglio individuale e nazionale: non riusciamo a capire che il 25 aprile si ricordano coloro che ci liberarono da una dittatura, il 1° maggio si dovrebbe celebrare il lavoro (sul quale la nostra Repubblica è fondata, ai sensi dell’articolo 1 della nostra Costituzione) e il 2 giugno celebra la fine di una dinastia che se da un lato ebbe il merito di unificare il Paese, dall’altro fu un casato pessimo per gli ultimi regnanti al Quirinale. Quelli che protestano per i militari, perché l’articolo 11 della Carta sottolinea come l’Italia ripudi la guerra come strumento di offesa, lungo via dei Fori Imperiali e che magari vorrebbero l’abolizione totale delle Forze Armate, sono poi gli stessi che durante il terremoto chiedono che i Genieri vadano nelle zone terremotate, come se ad un tratto quella divisa verde dell’Esercito divenisse angelica.

Dall’altro lato ci sono quelli che fanno manifestazioni a favore della liberazione dei due fucilieri di Marina imprigionati in India, come se fossero vittima di un complotto internazionale o di una dittatura, ignorando volutamente (e quindi colpevolmente) che quel Paese è la democrazia più grande del mondo per numero di abitanti e che probabilmente ha anche – nella loro povertà economica pro-capite – una stampa molto più libera della nostra.

Siamo un Paese intrinsecamente razzista che quando parla della Cina e dei Cinesi ignora ad esempio che le università cinesi si stanno riempiendo anche di americani che non hanno la possibilità di spendere le fortune per studiare nei migliori college del mondo (i loro): così facendo le università della Repubblica Popolare stanno notevelmente crescendo nel ranking internazionale, mentre le nostre …. lasciamo perdere per carità di Patria!

Noi che avevamo la migliore scuola elementare e probabilmente il miglior liceo del mondo siamo arrivati a distruggerli, mentre nei paesi emergenti hanno capito che soltanto con maggior istruzione si emancipano veramente le masse e si creano pari opportunità per tutti.

La stampa indignata sta osannando un comico-blogger che con il suo partner Casaleggio tratta il web e l’informazione come nemmeno nell’Iran degli Ayatollah e anche questo accade senza che gli italiani si rendano conto di star passando dalla padella di un imbonitore, Berlusconi, alla brace di un Khomeini, Grillo!

Oltretevere comincia a fare molta simpatia un vecchietto di 85 anni, ancora abbastanza arzillo ma che è intrinsecamente inadatto al ruolo che ricopre e che osserva giochi di potere, tipicamente umani, con la Teologia e con la Dottrina. Inutile, Santità: in certi casi un sano calcio in culo è la cosa migliore.

Questa è l’Italia al tempo della crisi del 2012 e questo dovremo un giorno raccontare ai nostri nipoti, se mai avranno la buona volontà e la sorte (buona o cattiva) di restare (o di nascere) su questo territorio: un Paese che vede complotti ovunque (bellissimi quelli che prevedevano il fracking come causa possibile del sisma in Emilia), dove un regista cinematografico si sveglia grazie a tre mesi trascorsi a Torino e si accorge che Roma fa proprio schifo (benvenuto, Verdone, benvenuto!), dove la prevenzione per i terremoti è roba per i giapponesi (ma perché sono stupidi laggiù o forse siamo noi che pensiamo di sfangarla anche contro Madre Natura?), dove un sindaco appena eletto a Trapani, generale dei Carabinieri (ripeto dei Carabinieri, quelli che hanno avuto anche Dalla Chiesa crivellato da Cosa Nostra), arriva a dire agli studenti che è meglio non parlare della Mafia perché può avere un effetto deprimente.

Ecco questa è l’Italia del 2012, un Paese  rimasto all’asilo, all’epoca della sua infanzia, incapace di crescere moralmente (e quindi economicamente e socialmente).

Come direbbe Andrea Camilleri, cadono li gabbasisi ….

Buona Festa della Repubblica!

 

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