La teoria della relatività politica

Ieri sera, mentre i professori Monti e Fornero illustravano la loro proposta di riforma del mercato del lavoro e in particolare del famoso articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, mi è venuto in mente Barack Obama. Che c’azzecca – direbbe Di Pietro – il presidente americano?

Ho pensato all’attuale inquilino della Casa Bianca perché lo immaginavo nella Press Room ad illustrare una riforma dei licenziamenti come quella del Governo italiano e beccarsi dal minuto dopo su internet, sulla stampa e sulle televisioni statunitensi il solito epiteto socialist come si beccò dopo la timidissima riforma sanitaria.

Socialist – lo spieghiamo per i non addetti ai lavori – è inteso come sovietico, e non come esponente del Partito Socialista o dell’Internazionale Socialista che ha comunque rapporti con il Partito Democratico!

Sull’altra sponda dell’oceano, in mezzo al mare Mediterraneo, probabilmente Monti e Fornero si beccheranno del conservatore, se andrà loro bene, e probabilmente del fascista (un mio amico ha già definito così Pietro Ichino, il senatore PD giuslavorista e teorico del modello danese della flexsecurity).

Naturalmente so bene che l’Italia non è paragonabile agli Stati Uniti, nel bene e nel male, mi faceva solo sorridere pensare che qui si direbbe di destra un provvedimento come quello varato dal Governo mentre uno analogo in America sarebbe bollato come di estrema sinistra!

Non immaginavo che la teoria della relatività di Einstein si potesse applicare anche alla scienza politica.

 

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