Aria, apriamo le finestre!

Domenica pomeriggio, mentre le mie due donne riposavano sul lettone, ho sentito la necessità di aprire le finestre della sala e respirare a pieni polmoni. In TV imperversavano due differenti piazze mediatiche: il derby della Capitale e i funerali, con annessa polemica, di Lucio Dalla. Il primo è stato adoperato dal solito coacervo di cretini e di stupidità che ha inscenato fischi ed insulti razzisti ad un giocatore della Roma, ovviamente di colore. I secondi invece sono stati presi a pretesto, da mezzi di comunicazione e da associazioni promotori di diritti civili per gli omosessuali, per un teatrino di accuse e controaccuse, a mio avviso alquanto stucchevole e poco rispettoso per il defunto e per i suoi congiunti ed amici, nonché per le cinquantamila persone che stavano in Piazza Maggiore a Bologna e l’Italia tutta che piangeva un suo poeta e musicista apprezzatissimo.

Ho aperto le finestre, dicevo, ed ho respirato un po’ di ossigeno: quanto si soffoca in questo Stivale! L’anno scorso di questi tempi giravo con la mia famiglia in California e il ricordo di quegli spazi immensi, della natura e della cultura di San Francisco mi è tornato in mente in una domenica pomeriggio, di un anticipo di primavera, nella quale l’Italia sembra invece chiusa e arroccata in battaglie e prese di posizione così vecchie ed antiquate da toglierti il fiato, il respiro.

Leggevo in rete il delirio di Aldo Busi su Dagospia e le reazioni che vi sono state alla lettera dello scrittore sullo stesso sito e sul Fatto Quotidiano in questo post qui di Sciltian Gastaldi. E mi sentivo veramente soffocare: ma che razza di Italia sto lasciando a mia figlia, pensavo? Che diavolo di società è una dove si dibatte se Dalla abbia fatto bene o male a non fare coming out della propria omosessualità, dibattito nello stesso momento in cui si sta celebrando il funerale? E che bisogno aveva Lucia Annunziata di attaccare a testa bassa la Chiesa Cattolica proprio negli istanti nei quali la Curia bolognese aveva compiuto qualcosa di completamente inaspettato e cioè di far tenere l’ultima parte dell’orazione funebre proprio al compagno?

Ho letto in rete tanti commenti, confesso che mi ha appassionato anche più della politica questo argomento perché come ci poniamo nei confronti dei morti e del rispetto che va ad essi è Politica, non la P maiuscola. E ho trovato stucchevole l’accostamento con Welby (suicidio e omosessualità non li trovo analoghi) così come non ho trovato nessuno – tra gli attivisti gay – che dicesse una cosa che a me sembrava evidente e cioè che Bologna, la sua società civile e la sua Chiesa, erano la nostra San Francisco, anni luce avanti rispetto al dibattito che stucchevolmente si continua a fare nei palazzi romani del potere e del clero. E dato che tutti a Bologna sapevano che Marco Alemanno era il compagno, l’innamorato, il fidanzato del cantautore felsineo, la città e la Chiesa bolognese si sono comportati in maniera impeccabile, cosa che invece la Chiesa dell’Urbe non so quanto avesse potuto fare, dato che forse proprio l’Urbe non è come Bologna!

Poi finalmente mi sono imbattuto nell’articolo sull’Espresso di Tommaso Cerno, giornalista ed ex dirigente nazionale di Arcigay, e mi sono rasserenato perché qualcuno era riuscito a mettere per iscritto quello che io sentivo dentro e non trovavo le parole per farlo.

Forse il coming out che le associazioni gay aspettavano è arrivato proprio da quella cattedrale bolognese e farebbero bene – i dirigenti dei movimenti che organizzano il Gay Pride – a prendere atto che ha avuto molto più effetto la normalità, di un pianto a un funerale, di tante parate che molti in Italia non riescono proprio a comprendere il significato, a differenza di quanto visto domenica in diretta televisiva.

Dall’altro lato quando ascoltavo Paola Concia, nella trasmissione di Lucia Annunziata, affermare che la percentuale di persone omosessuali è intorno al 5-10% francamente mi vergognavo un po’ di essere italiano: come si fa a negare dei diritti a una siffatta minoranza? Quale sarebbe il pericolo per la famiglia cosiddetta “normale“? Cosa temiamo noi eterosessuali dall’estendere dei diritti civili a coppie dello stesso sesso?

Io mi auguro che il funerale di Lucio Dalla, e il suo involontario (forse) coming out postumo, serva per far capire alla classe (o casta, purtroppo) politica italiana che non è più tollerabile che le coppie omosessuali vengano discriminate. A Bologna, da quella piazza, è venuto su un grandissimo chi se ne frega di chi si portava a letto Lucio. Non gliene poteva importare di meno a tutti quei suoi concittadini e fan provenienti da tutta Italia se il loro idolo musicale faceva l’amore con un uomo, con una donna o con tutte e due. Riteneva, la dotta Bologna, che quelli erano semplicemente cavoli privati e francamente così come trovo ridicolo – da parte della Chiesa Cattolica – sostituirsi a Dio nel giudicare degno qualcuno di ricevere funerali religiosi o meno, lo stesso penso di tutte queste associazioni per i diritti degli omosessuali che si sono scagliati contro la forma dei funerali di Dalla, denunciando la sua e della Chiesa ipocrisia, e non si sono resi conto che quel sacerdote che teneva l’Omelia e quell’uomo (chiamarlo ragazzo a 31 anni mi sembra assurdo) che piangeva per la perdita del suo amore, hanno compiuto per la loro causa molto di più di quanto loro continuano a sbraitare da decenni. E soprattutto la normalità di un uomo innamorato ha annientato secoli di caricature sulle coppie gay che anche la televisione continua a proporci e che vengono cavalcate anche da associazioni gay o da scrittori impegnati nella causa come Aldo Busi. In quel pianto di Marco Alemanno, nel suo autentico dolore per la scomparsa della persona amata, c’è tutto l’insegnamento di Sant’Agostino, ama e fa’ ciò che vuoi, senza bisogno di travestimenti, di scurrilità, di linguaggi osceni, di colpi di teatro, di parate, di sceneggiate. C’è la normalità di un amore come molti di noi che pensiamo essere normali proviamo (e che pensiamo di essere i soli titolati di avere il diritto di provare) e che invece provano tutti coloro che hanno un cuore e che hanno la capacità di amare. A prescindere dal sesso e dalla sessualità.

Grazie Marco, Grazie Lucio.

 

 

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