Naufragi

Sarà perché sono nipote e discendente di una famiglia di comandanti marittimi, da navi mercantili a pescherecci; sarà perché sono nipote di un Ufficiale della Regia Marina che fino all’ultimo suo giorno ha sempre rispettato il mare; sarà che io stesso sono un ufficiale riservista della Marina Militare Italiana; sarà quel che sarà ma sta di fatto che ascoltare il dialogo fra il Comandante De Falco della Capitaneria di Porto e il Comandante del Costa Concordia Schettino è veramente insopportabile.

Leggere sui giornali le ricostruzioni della supponenza di quest’uomo, che aspettava di trovarsi nelle situazioni di pericolo per poter derogare dalla procedura nautica, ascoltare il balbettio di colui che avrebbe dovuto essere in prima linea nelle operazioni di soccorso, anziché abbandonare la nave, apprendere del risentimento degli uomini (non tutti) dell’equipaggio nei confronti dei passeggeri, che a loro parere si erano fatti prendere dal panico, come naufragare fosse una cosa di tutti i giorni, è la perfetta metafora del declino del nostro Paese.

E se l’evento in sé mi ha fatto tornare alla mente i racconti di mio nonno e del suo quasi naufragio al largo delle coste di Tokio, in un’era in cui non vi erano né televisioni satellitari, né social network, né twitter e i poveri familiari dovevano sperare di non ricevere visite o telefonate di qualsiasi autorità, che avrebbe significato una notizia funesta, l’atteggiamento di Schettino mi ha confermato che il grande male che affligge il nostro Paese è l’irresponsabilità. Quest’uomo, probabilmente da un punto di vista tecnico anche un buon comandante, ha perduto letteralmente la testa di fronte a ciò che accadeva, non riuscendo nemmeno a prendere sulle sue spalle la responsabilità dei soccorsi e la gestione complessiva dell’accaduto, badando solo a salvarsi la pelle.

Schettino è l’archetipo dell’italiano medio dei nostri giorni: a lui era affidata una enorme nave da crociera e lui la trattava come fosse roba sua, con spericolate manovre a due passi dalle coste per omaggiare questo o quell’altro, o per salutare familiari o anche per sfida, gioco, scommessa. D’altronde per troppi anni ci siamo abituati a una classe dirigente che gestiva la cosa pubblica come fosse proprietà privata, con aerei di stato adoperati come autobus per trasportare i propri ospiti, per festini hard in Sardegna o ad Arcore come faceva il Presidente Berlusconi, per assistere al Gran Premio di Monza come fece Mastella o per non perdersi la sua amata Inter come fece a suo tempo La Russa.

Ci siamo talmente abituati al non rispetto delle regole che Schettino non è altro che uno di noi, o quanto meno della maggioranza di noi italiani che se ne strafrega delle regole e  fa un po’ come cazzo gli pare.

 

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