I cavalieri dell’Apocalisse moderna

Guardiamo in faccia i cinque personaggi che hanno scritto materialmente la letterina per i loro maestrini di Bruxelles. Cerchiamo di ricapitolare chi sono queste cinque (+1) menti che si sono fatti dare questo 6- dal Consiglio Europeo, che li ha affidati al Presidente della Commissione Europea Barroso, come quando a scuola non si riusciva a strappare la sufficienza senza una preghierina al proprio santo patrono e i genitori ti affidavano alle cure di un insegnante privato.

Cominciamo dal più importante, dal Capo supremo della coalizione di Governo: Silvio Berlusconi. Presidente del Consiglio ormai per la terza volta (tecnicamente lo so che sarebbe il IV gabinetto Berlusconi, ma il terzo fu il classico rimpastino all’amatriciana, con l’ingresso di Follini come vicepremier per calmarlo dalle troppe intemperanze contro il capo, intento poi finito nel nulla tanto che Follini porto le sue valige nella terra di mezzo prima e nel PD poi), è un sedicente imprenditore che afferma di essersi fatto da solo, nel mito del self made man americano in salsa brianzola. In realtà fu un giovane palazzinaro milanese che costruì un’immensa fortuna costruendo degli orrendi quartieri, buoni solo per il Truman Show, privi di qualunque vera anima italiana. Sulle sue fortune aleggiano consistenti sospetti di fondi di oscura provenienza, per presunti legami con la più potente organizzazione criminale del mondo occidentale, Cosa Nostra. Sospetti abbastanza forti anche per via di uno stalliere, Vittorio Mangano, un padrino dell’organizzazione mafiosa, assunto ad Arcore ufficialmente per badare ad una scuderia che poi non ci fu. A rendere ancora più consistenti i sospetti vi è che il suo amico fraterno, Marcello Dell’Utri, ora senatore PDL, è stato condannato in appello per concorso esterno in associazione mafiosa ed è in attesa che la Cassazione si pronunci per capire se dovrà trasferirsi a Rebibbia, come Cuffaro, o meno. Per chi se lo sia scordato il processo di appello conclude l’esame nel merito del processo e la Cassazione stabilisce solo se nel processo di appello si sia rispettato il Codice di Procedura Penale. Dopo i quartieri residenziali Silvio Berlusconi ha creato il vigente modello televisivo italiano, migrato d’imperio da un oligopolio pubblico ad un duopolio pubblico-privato. Avrà probabilmente rischiato di suo qualche miliardo di lire, ma sicuramente senza la benedizione di un controverso personaggio, latitante e condannato, Bettino Craxi, non sarebbe andato molto lontano. Voleva portare il modello americano sulle nostre TV, dimenticandosi però che negli Stati Uniti d’America le regole della concorrenza sono molto stringenti e non sarebbe possibile che un solo individuo possieda un controllo sull’informazione così enorme come avviene in Italia. Soprattutto in America sarebbe impossibile che un simile personaggio si sieda alla scrivania dello Studio Ovale senza aver ceduto tutti i propri interessi personali! Anche il più mediocre presidente americano che si ricordi, Giorgino Bush, era sicuramente un personaggio di più ampia caratura politica del nostro Silvio nazionale. In vecchiaia il nostro Berlusconi passa alla storia per il suo attivismo sessuale, inondando il nostro paese di una melma e di un fango che hanno portato la nostra credibilità nazionale ai minimi storici, culminata con la difesa delle sue cene eleganti e del suo bunga-bunga nella riunione plenaria di ieri del Consiglio Europeo.

Le seconde mani che hanno scritto la letterina per l’Unione Europea sono quelle di Gianni Letta, intimo collaboratore del Presidente, uomo così trasparente che un sipario di un qualunque teatro risulta un’enorme vetrata. Del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio sappiamo che è custode di mille segreti italiani, che è un Gentiluomo di Sua Santità (capirai!) e che ha il vizietto di brigare con loschi individui e faccendieri (Pi, con i=2,3, 4 …), per ottenere favori e concedere appalti come negli ultimi tempi alcune inchieste stanno portando alla luce. Il suo capo lo vorrebbe nel 2013 al Quirinale, che sarebbe come avere Dart Fener in cima alla nostra Repubblica, e lo considera una sorta di internet vivente, tanto da chiamarlo pubblicamente il suo “gogòl” che non è un qualche personaggio dal nome storpiato di Samuel Beckett, ma sarebbe Google per l’ignorante (in telematica) del nostro Primo Ministro.

Un altro autore di questo capolavoro ottobrino è Renato Brunetta, piccolo (non di statura, non essendo il sottoscritto un pulpito attendibile avendo solo qualche pollice in più di altezza del ministro) uomo rancoroso, che sembra voglia scaricare sul prossimo tutte le frustrazioni subite in infanzia ed adolescenza, come descritto nel suo blog da Francesco Merlo.

Rappresenta probabilmente un perfetto caso da manuale per un corso di psicoterapia comportamentale: quando non sarà più ministro farebbe bene a frequentare un bravo specialista della materia per far sì che tutti questi problemi si possano in qualche modo superare e potersi avviare alla terza età con serenità.

Quarto genio è il ministro Maurizio Sacconi, sedicente cattolico e socialista, che con i suoi scritti, i suoi discorsi e i suoi pensieri è come se bruciasse in un rogo qualunque insegnamento evangelico e ogni libro riformista e socialista che si rispetti.

Anche lui ha qualche problemino derivante dal passato, probabilmente dovuto dalle sue cocenti delusioni per essere stato la terza o quarta linea del glorioso Partito Socialista Italiano, quello di Pietro Nenni per intenderci, insieme a quel Fabrizio Cicchitto che adesso è capogruppo PDL alla Camera ma che passerà alla storia per essere stato un piduista, come Berlusconi, in barba a qualunque ideologia riformista e socialista.

Il quinto personaggio è il Ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani, sedicente imprenditore passato alla storia soltanto per aver inventato i numeri softcore: in altre parole per aver fatto soldi grazie alla solitudine morale e fisica di moltissimi italiani, che lo hanno arricchito telefonando alle varie signorine che ne ascoltavano i desideri e le fantasie sessuali, prima dell’invasione della rete che ha aperto il mondo della pornografia a costo zero.

Adesso che è ministro cerca in ogni modo di avvantaggiare le televisioni del suo capo, eventualmente ostacolando la concorrenza, dimostrazione di un concetto di libero mercato tutto particolare che vi è in Italia, almeno in campo televisivo.

Ad essi si dovrebbe aggiungere l’ex tributarista del Presidente del Consiglio dei Ministri, il prof. Giulio Tremonti, che però sembra abbia sconfessato la letterina, affermando di averla soltanto letta e non aver collaborato alla sua redazione.

Egocentrico da far venire i brividi, il Ministro Tremonti ha fatto del suo essere antipatico una sorta di must, garantendo a Corrado Guzzanti lunga vita in satira! Pensa sempre di essere il più geniale del mondo e non si è reso conto che il mondo non la pensa affatto così.

Passerà alla storia probabilmente per la sua finanza creativa, versione legale del cosiddetto gioco delle tre carte, che probabilmente è una delle cause del disastro dei conti pubblici. Ultimamente ha avuto come una folgorazione sulla via di Damasco e si è convertito al rigore, sebbene non sia chiaro se abbia capito che non si tratta della massima punizione nel gioco del pallone!

Ebbene questi cinque (+1) personaggi, che nella vita non hanno fatto altro che arricchirsi alle spalle e alle spese dei contribuenti (cioè di coloro che pagano sempre le tasse) o attaccare il prossimo per frustrazioni personali da sociopatici, ci stanno spiegando con la loro letterina che la soluzione per favorire la crescita e lo sviluppo del nostro Paese passa attraverso il licenziamento per motivi economici dei dipendenti a tempo indeterminato. Ora sono solo io che vedo questo concetto come una sorta di ossimoro? Dov’è il provvedimento che favorisce l’occupazione se stai favorendo proprio il licenziamento?

E questa sorta di nuovo modello economico per il nostro Paese, thatcheriano senza la Thatcher, non avviene fuori tempo massimo, proprio nel momento in cui alcuni aspetti delle teorie economiche di Karl Marx vengono rivalutate non in uno scantinato di Mosca da quattro nostalgici dell’Unione Sovietica ma proprio a Wall Street, tempio economico finanziario del Capitalismo americano e mondiale, come raccontato ultimamente da Federico Rampini?

Dov’è il modello di sviluppo e di crescita della società se lasciamo libertà di licenziare alle imprese senza proteggere quelli che rimarrebbero senza lavoro? È evidente che questi cinque (+1) personaggi non sono proprio in grado di leggere la realtà che stiamo vivendo: se gli italiani, noto popolo di formiche che ha sempre risparmiato, non riesce più a mettere da parte un centesimo di euro, non è perché improvvisamente stiamo tutti diventando cicale e sperperiamo i nostri quattrini, è che i quattrini sono insufficienti ormai per campare e la prova provata a questa tesi è che non solo il risparmio non c’è più ma non ci sono più nemmeno i consumi.

E per fare questi quattro conti non serve essere un (quasi) nobel come il Ministro Brunetta (sic ipse dixit!) né un imprenditore di (suc)cesso come Berlusconi o Romani. Basta una busta paga a fine mese, un contratto di affitto o di mutuo, le bollette mensile, la benzina e quello che resta sono come le briciole che si danno ai piccioni a Piazza San Marco a Venezia.

Spero che queste facce, quando sarà il momento di mettere la croce sulla scheda elettorale, siano ben presenti a tutti noi. E che per una volta, anche turandoci il naso, si voti bene, senza affidare alla Provvidenza scelte così terrene come i nostri Parlamentari e i nostri Governanti.

p.s. A scanso di equivoci non sono mai stato un fautore della conservazione del posto di lavoro. Non credo infatti che sia il posto di lavoro un diritto, bensì lo sia il lavoro, come sancito dalla nostra Costituzione.

Nel 2002, quando mi offrirono un incentivo ad andar via dall’azienda dove lavoravo all’epoca , molti mi rimbrottavano dicendo che avevo monetizzato un diritto e che il lavoro è un diritto non monetizzabile. In realtà io ho semplicemente monetizzato il mio posto di lavoro, la mia collaborazione con quell’azienda.

Ecco perché mi imbufalisco quando vedo annunciare provvedimenti di questo tipo. Non c’è in questo annuncio di “licenziamenti facili” nessun paracadute, né pubblico né privato. Non c’è nessuna imposizione alle imprese di un numero di annualità (non se la possono di certo cavare con qualche mese!) da corrispondere per il danno perpetrato al dipendente, onde consentire allo stesso di rimettersi alla ricerca del lavoro senza temere di non poter portare un piatto di lenticchie a tavola. Ecco perché il mio ribrezzo per questi personaggi è enorme: perché chi ci va di mezzo non sono certo quei dipendenti delle grandi aziende che magari hanno i riflettori dei grandi sindacati accesi su di loro e possono contrattare le migliori condizioni di uscita, chi viene penalizzato sono tutti quei dipendenti, anche qualificatissimi, di piccole e medie realtà che potrebbero subire non solo il licenziamento, ma anche l’elemosina di qualche mensilità solo per togliersi dai piedi. E poi nel compitino che hanno portato a Bruxelles non si accenna minimamente ad ammortizzatori sociali, sussidi per la disoccupazione sociale, che eviterebbero a chi potrebbe essere oggetto del licenziamento di andare a chiedere l’elemosina.

Infine, ma non di ultima importanza, mi vengono i brividi nel pensare che le aziende possano pensare di creare occupazione licenziando: ho l’impressione che voglia passare il messaggio che il lavoro sia soltanto un costo e non un capitale. Il lavoro inteso come risorsa umana. Se infatti un’impresa ha un dipendente molto qualificato e magari molto pagato, in una particolare congiuntura economica, potrebbe pensare di buttarlo via, risparmiare il suo stipendio e magari assumere qualcun altro a una frazione del costo del primo. In altre parole rischiamo, se non si inseriscono correzioni e equilibri, una cinesizzazione in pieno Mediterraneo del mercato del lavoro, con conseguenze sociali devastanti. Così il rischio di impresa viene caricato solo sulle spalle dei lavoratori. Se questo è  sviluppo …

Annunci

1 Comment

  1. Aggiungo che ho volutamente tralasciato gli esponenti della Lega Nord, Bossi, Calderoli, Maroni, Reguzzoni, Mauro, e via dicendo perché neanche lo meritano di essere menzionati.
    Dopo trent’anni di celodurismo e di “Roma Ladrona” sono peggio dei democristiani che volevano cacciare!

I commenti sono chiusi.