La saggezza della vecchia zia

Voglio spezzare – una volta tanto – una lancia a favore di Silvio Berlusconi: è l’unico che sia coerente in questo momento. Mi spiego meglio, prima che arrivi la neuro a prelevarmi!

Silvio Berlusconi è sceso in politica con due obiettivi: salvare se stesso e salvare le sue aziende, in particolar modo le sue televisioni che all’epoca della discesa in campo stavano per andare in bancarotta. Il secondo obiettivo lo ha raggiunto abbastanza rapidamente: dopo qualche anno i debiti delle sue aziende furono sanati, Mediaset si quotò a Piazza Affari e il duopolio con la Rai ha consentito alle aziende del Biscione di consolidarsi nel panorama industriale italiano. Il problema è il salvataggio di se stesso. Troppi guai con la giustizia e un’ossessione per le donne che gli si è ritorta contro con le ultime vicende con le escort e Ruby.

Tutto sommato quindi è comprensibilissimo perché il Premier non voglia andarsene da Palazzo Chigi: teme la prigione e anche se continua a manifestarsi un perseguitato probabilmente sa – in cuor suo – che i reati contestatigli sono fondatissimi e ragionevoli. Quindi meglio continuare la sua battaglia personale per salvarsi.

Quello che invece non riesco a capire, umanamente, è come facciano moltissimi maggiorenti dei principali partiti italiani a voler continuare a sedere in Parlamento. Sarà che ho davanti almeno trenta anni di lavoro prima di raggiungere la pensione (sempre che nel 2042 la pensione verrà ancora erogata) ma non riesco a capire cosa spinga, uomini e donne di oltre 65-70 anni di età, a continuare a stare in Parlamento o al Governo quando ormai è di tutta evidenza che sono fuori dal mondo e che non possono – anche volendo e con qualche lodevole eccezione – nemmeno esercitare un ruolo di  padre nobile. Essi non riescono a comprendere la nuova società che si è formata negli ultimi venti anni. Non hanno le capacità né tecniche né psicologiche per comprendere milioni di giovani, nativi digitali si dice, che si muovono in fretta, comunicano con gli smartphone anziché con i pizzini e le mollette del bucato.

Io comprendo che il potere sia suadente e in qualche modo soddisfacente per il proprio ego però non riesco a capacitarmi di come questi personaggi, che hanno una ragguardevole età e che hanno già maturato i loro bei diritti per andare in pensione (e per i parlamentari si tratta di un vitalizio sostanziosissimo), non abbiano dopo anche tre decenni passati tra gli scranni di Montecitorio e di Palazzo Madama la voglia di ritirarsi a vita privata, viaggiare in località remote, immergersi nella bellezza e nella maestosità della natura del pianeta, godersi le loro biblioteche e magari a tempo perso scrivere qualche articolo, un libro, visitare tutti i principali musei del mondo!

Sarà perché mi mancano trenta anni alla pensione, sarà perché non credo che il lavoro debba essere il centro della propria esistenza, sarà perché non avrò sicuramente le disponibilità economiche dei futuri pensionati ex parlamentari: sta di fatto che quando si leggono i dati sulla longevità dei parlamentari, deputati e senatori,  mi viene in mente la zia di mia moglie che dall’alto della sua saggezza di anziana affermava “il Signore dà il pane a chi non ha i denti!“.

Ecco questi qui hanno il pane e noi abbiamo i denti!

Azzanniamoli!

 

 

 

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