Il carro e le nuove bestie

Il carro bestiame partì in perfetto orario: stretti l’uno con l’altro i poveri esseri si guardavano – commiserandosi – l’uno con l’altro. “Non si può andare avanti in queste condizioni” osservava una delle presenti.

Mano a mano che si avanzava lungo il lento percorso l’aria si faceva sempre meno respirabile, l’ossigenazione cominciava a scarseggiare e l’insofferenza delle povere bestie si manifestava nell’imprecazione verso i padroni, coloro che dettavano quelle condizioni disastrose al comune vivere.

Giunti finalmente alla meta si udiva un sospiro liberatorio, “ancora per oggi ce l’abbiamo fatta“.

 

p.s. Il carro bestiame è la linea 60 dell’ATAC, azienda capitolina dei trasporti pubblici, ripeto pubblici, in servizio da Largo Pugliese, punto di snodo nel popoloso quartiere di Montesacro, a Piazzale dei Partigiani, stazione Ostiense. Questa linea, dalle ore 7 alle ore 9 di ogni mattino lavorativo, si trasforma per migliaia di passeggeri in un moderno carro bestiame, un continuo supplizio per pagare – con la propria pelle – la tassa sul proprio lavoro.

Paghiamo 230 euro l’anno, e saranno 280 a partire dal 2012 perché  l’ATAC ha deciso un aumento delle tariffe e degli abbonamenti senza fare mezzo investimento in qualità  soltanto per ripianare i debiti di una gestione dissennata e “imparentata” con la Giunta Alemanno, per fare – come il sottoscritto – meno di sette chilometri di strada a passo d’uomo (o quasi) e per di più in condizioni disumane (ammesso che per gli animali tali condizioni li si possa considerare accettabili!), appiccicati l’uno con l’altro, in barba alle minime condizioni di sicurezza che un trasporto pubblico dovrebbe avere. Se io mettessi nella mia monovolume dieci persone anziché le cinque previste dal libretto di circolazione – e dai cinque sedili ovviamente – sarei internato! 

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