Quanto costa studiare

Se si legge questo articolo sul costo degli studi universitari per le nostre famiglie è interessante osservare come i nostri atenei siano in media tra i più cari.

La giornalista di Repubblica osserva che:

In particolare si legge che “Tra i paesi dell’Europa a 19 per i quali i dati sono disponibili, solo l’Italia, l’Olanda, il Portogallo e l’Inghilterra hanno tasse annuali al di sopra di 1100 dollari per studente a tempo pieno”. Tra le 14 nazioni considerate nello studio (Italia, Austria, Francia, Belgio, Spagna, Giappone, Finlandia, Islanda, Norvegia, Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda, Olanda e Svezia) il nostro paese si colloca al sesto posto come tasse universitarie, ma ultimo come percentuale di studenti beneficiari di contributi per diritto allo studio. Inoltre il fondo integrativo statale per le borse di studio è recentemente passato da 246 a 76 milioni (-69%,) equivalente al taglio di 45.000 borse su 150.000 erogate (che già coprivano solo l’82.5% degli aventi diritto). Dunque mentre le rette in Italia sono più alte di quelle di altri paesi europei, gli studenti meno abbienti non ricevono un aiuto rilevante a causa delle carenze strutturali di una politica per il diritto allo studio

Naturalmente a questi costi palesi degli studi bisogna aggiungere anche il costo dell’alloggio, dato che da noi i campus e le case dello studente sono rarissime e insufficienti per far fronte al numero degli studenti di un singolo ateneo e le graduatorie per l’accesso a tali contributi sono – come per le borse di studio – falsate dalla piaga dell’evasione.

Facciamo qualche esempio numerico. Le tasse de “la Sapienza” di Roma variano da 500 a 2300 euro all’anno. Se consideriamo che una stanza singola attualmente è a circa 500-550 euro al mese, il vero costo per una famiglia è di almeno 10000 euro l’anno, tenendo in considerazione anche il costo del vitto (naturalmente poi ci sono libri, . Dunque quando ascoltiamo i politici in TV parlare di università pubblica in Italia come se fosse gratuita (magari pensando solo alle tasse universitarie) teniamo in considerazione il fatto che proprio gratis non è ma che semmai la “retta” è composta da una componente  minoritaria e fissa di tasse, mentre il grosso va ad ingrossare il mercato in nero degli affitti.

Con la solita conclusione che così facendo si colpiscono, ovviamente, sempre i più deboli, tradendo il vero mandato dell’istruzione pubblica che è e dovrebbe rimanere quello di garantire anche ai meno abbienti opportunità di emancipazione.

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