La truffa e la dignità

Qualche anno fa sulla poltrona di Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale sedeva Cesare Damiano, esponente di spicco del PD: improvvisamente decise di anticipare l’entrata in vigore della legge per il conferimento del TFR, il trattamento di fine rapporto che le aziende accantonano per conto nostro (ma chi glielo ha chiesto?), ai fondi pensione. Tutto lo schieramento politico e sindacale fu concorde. Fu proprio questa improvvisa e totale concordia ad insospettirmi!

Decisi, insieme a qualcun altro, di non dare il mio TFR a nessuno e di tenerlo in azienda/INPS per ricevere la liquidazione alla fine dell’esperienza lavorativa (che non coincide sempre con la pensione, potrei dimettermi e andare all’estero e l’azienda mi deve liquidare – solitamente lo fa in due mesetti – tutto ciò che mi è dovuto per chiudere appunto il rapporto di lavoro). In quel periodo si tenevano mille capannelli di colleghi che dibattevano, più o meno appassionatamente, sulle scelte da fare.

Qualche tempo dopo i dati  – quelli che poi non si discutono perché sono appunto numeri – erano impietosi: molti ma molti lavoratori avevano deciso di tenere per sé quei soldi con buona pace della pensione integrativa. Da parte mia ho sempre pensato che se dovrò vivere con l’equivalente del 50-60% di quello che guadagno adesso vorrà dire che cercherò di trovare il modo di campare da qualche altra parte, magari dove il costo della vita è più basso e senza troppi fronzoli. Ma la liquidazione, quel gruzzoletto che è mio perché è salario del lavoratore, decido io come adoperarla!

Dopo che la manovra di ieri sera (sempre che sia l’ultima dell’anno, ho qualche dubbio) ha cominciato a toccare i diritti acquisiti dei lavoratori (di questo si tratta il non conteggiare i riscatti di laurea e naia) sono arciconvinto di aver fatto benissimo. Quando lascerò il lavoro, per avere la pensione, per provare altre avventure, il mio TFR non si tocca: è mio! Non ho proprio voglia di affidarlo a una banda di ladri in grisaglia e doppiopetto, con la cravatta a pois o la camicia verde.

Potete rubarmi la pensione, non farmi andare mai in pensione, ma una cosa è certa: non mi prendete in giro, ho capito, abbiamo capito.

La gente ha una propria dignità e di farsi prendere per i fondelli proprio non ne ha voglia.

Oggi Simone Perotti, sul suo blog su “ilfattoquotidiano.it“, scrive un pezzo che sottoscrivo in pieno: per quanto mi riguarda non mi sento più schiavo e non lo sarò più.

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