Censura e Diritti

Come molti sapranno oggi alle 17.30 a Roma c’è la Notte della Rete, evento organizzato contro l’ipotesi di trasferire all’AGCOM il potere di chiudere siti e blog, rimuovere contenuti, il tutto senza un regolare processo.

Notte della rete

Una norma evidentemente contraria alla libertà di stampa e alla stessa costituzione.

Gli interventi in rete fioccano e basta farsi un giro sui principali siti dei blogger italiani per capire di cosa c’è in gioco.

Però voglio parlare adesso di copyright: prima di una pubblicazione di qualunque fotografia sul mio sito registro le immagini presso il US Copyright Office, il più grande ente giuridico di tutela dei diritti d’autore del mondo. Tutti i vari enti nazionali, compresa la nostra SIAE, provvedono alla registrazione presso l’ente statunitense per la tutela delle opere di qualunque tipo.

C’è una sorta di infantilismo riguardo il concetto dei diritti d’autore, qualunque essi siano. Il prodotto di un’idea intellettuale, sia un romanzo, un quadro, una foto ed infine anche un software è sempre di proprietà dell’autore. La registrazione presso un ente giuridico quale quello appena citato serve soltanto ed unicamente a tutelare i propri diritti nei confronti di terzi. A meno di accordi tra le parti – ad esempio quando un fotografo riceve un assignment, un incarico da parte di un cliente, per cui i diritti appartangono al cliente perché ceduti dall’autore – il copyright appartiene a chi produce l’opera.

Se da un lato i Governi devono garantire la libertà di stampa e pubblicazione, dall’altro devono anche essere intransigenti con chi ruba! Io lo so che nessuno in rete è vergine e sicuramente ciascuno di noi qualche programmino piratato l’ha installato nella propria vita! Ma qui non si parla dei comportamenti dei singoli bensì di quelli della collettività.

Qualche tempo fa – appena lanciata la mia attività in rete – discutendo con una mia parente del mio Stock Photography Business questa mi chiedeva che senso avesse vendere stampe on line se poi si potessero scaricare tranquillamente dal mio sito e successivamente con programmi di enlargement modificarle a piacimento e stampare anche foto di dimensioni sufficienti. Obiettai all’epoca una cosa semplice: quello che questa persona descriveva era semplicemente un furto poiché essendo io l’autore di quelle immagini avevo io il diritto di commercializzarle come meglio credessi, anche regalandole.

Ora quando si parla di rimozione di contenuti dalla rete ovviamente ci si rizzano i capelli in testa perché il rischio di censura è sempre dietro l’angolo, però una qualche tutela per gli autori dovrebbe pur esserci, no? Io non sono un giurista però credo che qualunque norma dovrebbe rispettare i diritti di tutti: il diritto all’informazione non può essere in contrasto con il diritto a tutelare le proprie opere.

Fatto salvo questo principio di elementare tutela dei diritti di tutti, la cosa più assurda è che tutto viene demandato non a un giudice che “agisce in nome del popolo italiano” (ogni tanto fa bene ricordare la formula iniziale di qualunque sentenza!) bensì ad un organo amministrativo. Non credo sia necessario che mi iscriva a legge per capire che un provvedimento di tale portata – la rimozione di contenuti dalla rete o la chiusura di un sito – non possa mai essere demandato ad un organo nominato dal potere legislativo, per di più semi-indipendente quale l’AGCOM, investito nei mesi scorsi da enormi polemiche per ingerenze della politica.

Ecco perché aderisco a questi appelli in rete: perché se mi si contesta un reato voglio essere giudicato da un tribunale e  non da un Presidente di un’autorità nominato dal Presidente del Consiglio e da consiglieri nominati dal Parlamento. Non perché attualmente il Premier sia Silvio Berlusconi (non me ne frega assolutamente nulla del Cavaliere e il discorso vale tale e quale anche per Bersani, Vendola, Di Pietro, Casini e Fini se un giorno dovessero andare a Palazzo Chigi) né perché l’attuale AGCOM è nominata da un parlamento eletto in maniera quasi surreale con il porcellum.

Ma perché in una democrazia che si rispetti i poteri sono separati e non si mischiano fra loro, ed è solo la Magistratura che amministra la Giustizia e lo fa in “nome del popolo italiano (art. 101)”.

p.s. l’esperimento estivo di un letargo dalle cose della politica italiana sta producendo degli effetti straordinari sulla mia serenità estiva e sul mio colon! Interessarsi a cose più importanti delle beghe parlamentari, delle leggi ad personam e ad aziendam, dell’Idv 2.0 – come viene adesso definito il nuovo corso di Di Pietro – e dell’ennesimo tafazzismo del PD, è semplicemente meraviglioso. Si recupera la voglia di leggere romanzi, di lavorare alle foto, di scrivere, di guardare film e serial! Che meravigliosa sensazione!

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