Ularei

Uno dei più antichi Parlamenti del mondo, l’Assemblea Regionale Siciliana, un’assise che ha le sue origini nel periodo normanno della mia isola, intorno al 1100, non trova di meglio che scimmiottare Bossi & Co. e i relativi proclami demagogici.

Mentre la Sicilia vive l’ennesimo periodo di instabilità politica, con un Governo regionale incapace di risolvere i problemi, con una disoccupazione giovanile e non insopportabile, con una nuova e triste emigrazione di giovani e meno giovani verso altri lidi, in Italia e all’estero, impossibilitati a rimanere nella propria terra, i Deputati siciliani trovano una rara unità nel legiferare su un qualcosa che tutti noi che abbiamo studiato nelle scuole isolane abbiamo sempre fatto.

Nella mia scuola elementare a Mascalucia, provincia di Catania, ogni anno organizzavamo uno spettacolo teatrale in lingua siciliana, spesso portando in scena opere di Nino Martoglio o adattamenti di Luigi Pirandello. Immagino che oggi si farebbe lo stesso con Andrea Camilleri e il suo commissario Montalbano.

La letteratura siciliana e la storia della nostra isola l’abbiamo sempre studiata, anche attraverso canzoni popolari (“Di Mungibeddu tutti figghi semu ….” è l’inizio ad esempio di una di queste, nella quale si raccontava la storia delle popolazioni etnee, tutte figlie di una stessa madre, l’Etna, che per noi catanesi è ‘a muntagna, femmina e madre quindi, e non “maschio“, vulcano, come dovrebbe essere in lingua italiana).

Abbiamo sempre studiato al liceo i nostri autori, i nostri premi Nobel per la Letteratura (Quasimodo e Pirandello), visitato i luoghi dei Malavoglia di Verga, ascoltato le note della Sonnambula di Vincenzo Bellini.

E se abbiamo fatto tutto questo è stato perché quella tanto offesa scuola pubblica, tanto vituperata dal Governo nazionale e dall’attuale maggioranza di centrodestra, così stigmatizzata per “inculcare” (copyright Silvio Berlusconi) i famosi valori contrari alla famiglia, inculcava invece anche la storia, i costumi e la ricchezza della nostra terra. Quella stessa terra che poi viene bistrattata, distrutta e sbeffeggiata da questo centinaio di persone, che lavorano a Palazzo dei Normanni a Palermo, e che sono stati eletti per guidare i siciliani a migliorare le condizioni di vita sull’isola.

Perché puoi anche imporre per legge delle cose che già abitualmente si facevano per prassi, ma se poi a poco a poco la maggior parte dei giovani è costretta ad andare via, a chi vuoi insegnare la storia e la lingua della nostra gente?

p.s. Per  i quattro gatti che leggono questo blog  e che non conoscono la lingua del mio suolo natio gli “ularei”  sono le cose inutili

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