Pesi e Contrappesi

Quando ieri sera, alla fine di SKYTG24, ho ascoltato le parole del capo della Casa Bianca The White House - BWriguardo la rimozione del generale McCrhystal dal Comando in Afghanistan, non ho potuto fare a meno di pensare a quanta strada ancora abbiamo davanti noi giovani democrazie europee, che siamo nate dopo il Congresso di Vienna, le due grandi guerre mondiali e la caduta del Muro di Berlino.

“Our democracy depends upon institutions that are stronger than individuals”, afferma il Presidente Obama e subito il mio pensiero volge al nostro Paese, così tristemente avvitato su se stesso e diviso tra chi è fedele ad un uomo e chi invece vorrebbe buttarlo giù dal trono.

“The conduct represented in the recently published article does not meet the standard that should be set by a commanding general.  It undermines the civilian control of the military that is at the core of our democratic system”: il potere militare è costituzionalmente subordinato al potere civile, alle sue istituzioni democratiche, alla Costituzione. E quando sento dire al presidente americano che le regole valgono per chiunque, dall’ultimo dei soldati al Presidente stesso, allora non posso non ammirare una democrazia che avrà anche tantissimi difetti, ma è riuscita a realizzare nel suo “core” quei pesi e quei contrappesi che dalle nostre parti si vorrebbero abbattere.

La responsabilità delle proprie azioni e le conseguenze per gli sbagli sono – negli USA – insite nel patto democratico stretto fra tutti i cittadini, quel patto che è poi stato tradotto in quella Costituzione Americana, baluardo dei valori della democrazia occidentale e capofila di tutte le costituzioni europee nate dopo la Rivoluzione Francese.

Con questo breve discorso Barack Obama ha confermato, ancora una volta, perché la democrazia è quanto di meglio l’uomo abbia inventato per il governo delle loro società.

E quando penso che la nostra Costituzione, figlia anche essa di quella statunitense, contiene anche temi più alti e più moderni, essendo stata approvata a metà del secolo scorso, e quando guardo una cricca di individui che per loro tornaconto personale vogliono emendarla finanche nella sua prima parte, quella dei principi cardine del nostro vivere civile, un velo di tristezza si poggia su di me.

Perché se si comincia a sfasciare la Casa Comune, se si inizia a minare le fondamenta anziché preferire una robusta ristrutturazione allora poi non si sa più dove si andrà a finire.

E la cosa più grave è che il nostro Paese sa benissimo dove si andrebbe a parare, perché lo ha già sperimentato dal 1922 al 1943, in quel Ventennio, il punto più basso della nostra storia unitaria.

E quando vedo che le persone perbene, che stanno vicini politicamente a questa cricca, che vuol disgregare il nostro tessuto nazionale e che vuole immergerci in una lotta perenne e continua fra orazi e curiazi, ancora faticano a ribellarsi e ad aprire gli occhi, allora mi domando cosa altro debba accadere affinché le loro fette di salame saltino via dai loro occhi!

Quale altra acrobazia giuridico-costituzionale, dopo il ddl sulle intercettazioni, dovrà ancora accettare il nostro Paese soltanto per salvare dai loro guai giudiziari un’impresentabile nugolo di individui che stanno facendo a pezzi le nostre istituzioni democratiche e civili?

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